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Leopoldo Trieste

Leopoldo Trieste (1917-2003) è stato un attore di teatro, drammaturgo, sceneggiatore e regista italiano. Partecipò come uomo di cinema e teatro di origini magnogreche alla delegazione italiana dell’Associazione Internazionale Magna Grecia, presieduta da Nino Foti, che organizzò la Settimana della Magna Grecia a Buenos Aires nel 1999.

Trieste era figlio di una donna della buona borghesia di Scilla, Santa Barresi, e di un ferroviere di Reggio Calabria. Negli anni ‘30, la loro casa nel quartiere Calopinacee era frequentata da Salvatore Quasimodo, che in quegli anni era impiegato nel genio civile di Reggio ed era attratto in casa Trieste dal pianoforte della sorella di Leopoldo, Vera. A soli dieci anni Leopoldo Trieste perse il padre, dal quale però ereditò, nonostante la giovane età, la passione per le librerie antiquarie e le biblioteche, nonché un’idea di fratellanza nutrita verso gli scrittori amati, ecletticamente allargata alle discipline scientifiche, dall’astrofisica alla geologia. La mancanza del padre segnò duramente la famiglia che precipitò in piena indigenza economica. Fu infatti grazie allo zio paterno, Turi, uomo di grandi letture, ufficiale della Marina mercantile e radiotelegrafista sulle navi da crociera, in grado di leggere l’“Ulisse” di James Joyce in originale che all’epoca era sconosciuto in Italia. Fu proprio lo zio ad aiutarlo moralmente ed economicamente nella sua vocazione di drammaturgo precoce, quand’era ancora studente al liceo Campanella. Proprio a tale scopo, lo zio, spinse la cognata a spostarsi a Roma nel 1935, per consentire al nipote, ormai diciottenne, di seguire un palcoscenico più qualificato ed iscriversi alla facoltà di Lettere della Sapienza. Iniziò così a frequentare la numerosa comunità di intellettuali meridionali operanti nella capitale, tra cui proprio Salvatore Quasimodo.Trieste conseguì la laurea nel 1939 con Natalino Sapegno e Mario Praz come secondo relatore, discutendo una tesi sul poeta cinquecentesco Luigi Tansillo che gli valse l’iscrizione agli studi di perfezionamento. L’etnologo Raffaele Pettazzoni gli fece assegnare una borsa di studio per Boston, ma lo scoppio della guerra vanificò questa opportunità: venne chiamato alle armi e, dopo esser divenuto sergente nel 1944, disertò per rientrare a Roma. 

La sua formazione artistica fu strettamente connessa agli avvenimenti del tempo e alla guerra, tant’è che la presenza di un lontano ceppo ebraico nell’albero genealogico dei Trieste interessò la famiglia nella raccolta immediata di tutti i documenti anagrafici, al fine di evitare le persecuzioni delle leggi razziali e subire i temutissimi campi di concentramento. Nell’immediato dopoguerra, Leopoldo Trieste fornì al teatro una trilogia sulla guerra e sulla violenza, debuttando nel ’45 con “La Frontiera”, il dramma di un reduce che anticipò la caduta delle frontiere, seguito da “Cronaca”, opera teatrale pubblicata nel ’47 che, per prima al mondo affrontò il problema dell’Olocausto.In quello stesso anno a Milano, Trieste conobbe il celebre Federico Fellini che gli aprì le porte del cinema e lo lanciò come interprete a tempo pieno in diversi film tra i quali “Lo sceicco bianco” (1952) e “I vitelloni” (1953). Sul set de “Lo sceicco bianco” conobbe Alberto Sordi con il quale inaugurò un fortunato sodalizio sfociato nella realizzazione di nove pellicole fra le quali “Un americano a Roma” (1954), “Un giorno in pretura” (1954) e “Il moralista” (1959). Nel 1956 diresse “Città di notte” con le musiche di Nino Rota e, nel ’60, “Il peccato degli anni verdi”. In seguito, si dedicò totalmente alla carriera di caratterista, con frequenti apparizioni in commedie all’italiana quali “Divorzio all’italiana” (1961), “Sedotta e abbandonata” (1964) con la consolidata collaborazione di Stefania Sandrelli, “Il medico della mutua” (1968) e “Il marchese del Grillo” (1981). Fra le pellicole da ricordare, “Il nome della rosa” (1986), “Nuovo Cinema Paradiso” (1988), “Il giudice ragazzino” (1994), “Marianna Ucria” (1997), “L’uomo delle stelle” (1996) per il quale ricevette il David di Donatello ed il Nastro d’argento come miglior attore non protagonista, fino ai più recenti “Il consiglio d’ Egitto” (2001) e “Il ritorno di Cagliostro” (2002) di Ciprì e Maresco. 

Nel corso della sua carriera Trieste lavorò anche con registi stranieri del calibro di Stanley Kramer, Charles Vidor e Renè Clement e Francis Coppola, partecipando per quest’ultimo nel noto “Padrino parte II”. Grazie alle sue capacità artistiche, Trieste apparve spesso anche in televisione negli sceneggiati “Signora Ava”, “Don Giovanni in Sicilia”, e “Quo vadis?”. Da ultimo anche ne “Il cane di terracotta” nell’ambito della serie tv sul Commissario Montalbano, ispirata ai romanzi di Andrea Camilleri. 

Negli ultimi tempi, dopo una vita spesa per il cinema, si riavvicinò al teatro, scrivendo un paio di commedie. 

Si spense improvvisamente una notte a Roma, all’età di 85 anni.

Leopoldo Trieste (1917-2003) was an Italian theatre actor, playwright, screenwriter, and director. As a man of cinema and theatre of Magna Grecia origins he took part in the Italian delegation of the International Magna Grecia Association, chaired by Nino Foti, which organized the Magna Grecia Week in Buenos Aires, in 1999.

Trieste was the son of a middle-class woman from Scilla, Santa Barresi, and a railroader from Reggio Calabria. In the ’30s, their house in the Calopinacee neighbourhood was frequented by Salvatore Quasimodo, who in those years was employed in the civil engineers of Reggio Calabria and came to Leopoldo’s house to listen to his sister Vera play the piano. When he was only ten years old, Leopoldo Trieste lost his father. He had inherited from him, despite his young age, a passion for antiquarian bookshops and libraries, as well as a brotherhood feeling, nurtured towards the writers he loved, eclectically extended to scientific disciplines, from astrophysics to geology. The absence of his father severely affected the family, which fell into poverty. Thanks to his paternal uncle Turi, a man of great reading and an officer in the merchant navy and a radio operator on cruise ships, he read James Joyce’s “Ulysses” in its original version, at that time unknown in Italy. His uncle helped him morally and economically in his precocious playwright vocation when he was still a student at the Campanella High School. To this end, his uncle encouraged his sister-in-law to move to Rome in 1935, allowing his nephew, eighteen by then, to follow a more qualified stage, and enrol in the Faculty of Leiterature of the Sapienza University. He began to spend time with the large community of southern scholars who worked in the capital, including Salvatore Quasimodo. Trieste graduated in 1939 with Natalino Sapegno and Mario Praz as his second supervisor, with a thesis on the sixteenth-century poet Luigi Tansillo which earned him a postgraduate scholarship. The ethnologist Raffaele Pettazzoni assigned him a scholarship to Boston, but the outbreak of war thwarted this opportunity: he was called to arms. After becoming a sergeant in 1944, he deserted to return to Rome.

His artistic formation was closely connected to the events of the time and the war. The presence of a distant Jewish stock in the Trieste family tree led the family to immediately collect all birth records to avoid the persecution of racial laws and to avoid the dreaded concentration camps. In the immediate post-war period, Leopoldo Trieste provided the theatre with a trilogy on war and violence. He debuted in 1945 with La Frontiera (The Frontier), a drama about a veteran who anticipated the fall of the frontiers, followed by Cronaca (Chronicle), the first play to ever deal with the Holocaust, published in 1947. In that same year in Milan, Trieste met the famous Federico Fellini, who opened the doors of cinema and launched him as a full-time performer in several films, including Lo sceicco bianco [The White Sheik] (1952) and I vitelloni [The Vitelloni] (1953). On the set of Lo sceicco bianco he met the famous Italian actor Alberto Sordi with whom he launched a profitable partnership that led to the making of nine films, including Un americano a Roma [An American in Rome] (1954), Un giorno in pretura [One Day in Court] (1954) and Il moralista [The Moralist] (1959). In 1956 he directed Città di notte (City by night) with music by Nino Rota and, in 1960, Il peccato degli anni verdi (The sin of the green years). Afterward, he entirely dedicated himself to his career as a character actor, with frequent appearances in Italian comedies such as Divorzio all’italiana [Divorce Italian Style] (1961), Sedotta e abbandonata [Seduced and Abandoned] (1964) starring Stefania Sandrelli, Il medico della mutua [Be Sick… It’s Free] (1968) and Il marchese del Grillo [The Marquess of Grillo] (1981). Among the films to remember, Il nome della rosa [The name of the rose] (1986), Nuovo Cinema Paradiso [Cinema Paradiso] (1988), Il giudice ragazzino [Law of Courage] (1994), Marianna Ucria (1997), L’uomo delle stelle [The Star Maker] (1996) for which he received the David di Donatello and the Nastro d’argento for best supporting actor, up to the more recent Il consiglio d’ Egitto [The Council of Egypt] (2001) and Il ritorno di Cagliostro [The return of Cagliostro] (2002) directed by Ciprì and Maresco. 

During his career, Trieste also worked with foreign directors of Stanley Kramer, Charles Vidor, Renè Clement, and Francis Coppola’s calibre, participating in the latter’s well-known The Godfather Part II. Thanks to his artistic skills, Trieste often appeared on television in the serialized version of Signora Ava (Mrs. Ava), Don Giovanni in Sicilia (Don Giovanni in Sicily), and Quo vadis. Most recently he appeared in Il cane di terracotta (The Clay Dog) an episode of the TV series on the Commissario Montalbano, inspired by Andrea Camilleri’s novels. 

After a life spent working in the cinema, he returned to the theatre, writing a couple of plays in his last years.

He suddenly passed away one night in Rome, at the age of 85.

Nino Foti con il grande attore calabrese Leopoldo Trieste e, a destra, l’ex Ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio

Nella foto, da sinistra: il Presidente dell’Associazione Internazionale Magna Grecia Nino Foti, l’attore Leopoldo Trieste ed il Ragioniere Generale dello Stato Andrea Monorchio, in occasione della Settimana della magna Grecia a Buenos Aires, 1999.
In the photo, from the left: the President of the International Association Magna Grecia Nino Foti, the actor Leopoldo Trieste and the Italian State Accountant General Andrea Monorchio, at the Magna Grecia Week in Buenos Aires, 1999.

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