Non si può comprendere la tragedia greca se non inserendola nella sua cornice naturale. Le tre caratteristiche principali.

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Non si può comprendere la tragedia greca se essa non viene inserita nella sua cornice naturale. Tre le caratteristiche che qui ci limitiamo a richiamare.

1 – Le rappresentazioni tragiche si svolgevano all’interno delle festività della polis, ed esattamente delle feste in onore di Dioniso, che avevano luogo alla fine di marzo, quando la gente, sotto un cielo già mite, indugiava volentieri all’aperto. Nei primi tre giorni si celebravano i riti sacri; gli altri tre erano dedicati alle rappresentazioni teatrali, nella forma di pubblico concorso realizzato sotto l’alto patronato dell’arconte della polis. Le rappresentazioni teatrali presupponevano una lunga preparazione: selezione degli autori (tre tragedie ed una commedia), scelta del primo attore, allestimento del coro. Gli oneri finanziari erano affidati a cittadini ricchi, per i quali l’impegno costituiva, da un lato, una specie di dovere tributario e, dall’altro, un motivo di prestigio.

2 – L’atmosfera era festosa e il pubblico foltissimo. Non esiste alcuna affinità con il carattere serio ed aristocratico delle odierne rappresentazioni teatrali. Se si vogliono trovare elementi di confronto con situazioni attuali, bisogna ricorrere alla folla che oggi assiepa le gradinate degli stadi per assistere a una partita di calcio oppure per partecipare ad un concerto di musica rock. Gli spettatori sedevano gli uni accanto agli altri e le emozioni di ciascuno si trasmettevano a tutti, secondo le leggi della psicologia collettiva, di gruppo. Erano presenti, ovviamente, anche i ricchi, ma era la gente del popolo che numericamente prevaleva, incoraggiata dalla gratuità degli spettacoli.

3 – Le rappresentazioni tragiche costituivano momenti privilegiati della vita collettiva, sia per le tecniche impiegate (musica, poesia, canto, danza, recitazione, scenografia) che, soprattutto, per la rielaborazione dei miti e il coinvolgimento delle masse. I miti rappresentavano il patrimonio non solo religioso, ma, in modo particolare, culturale del popolo ellenico: costituivano per taluni aspetti la loro storia, la storia dei loro avi e delle loro divinità. Ma con l’evolversi dei tempi, i Greci provarono molto disagio nell’identificarsi in essi, per cui sentirono l’obbligo di rielaborarli. E’ in questo modo che il mito diventa l’occasione per esa¬minare la condizione umana, è proprio così che le tragedie greche tendono ad assumere un significato universale e duraturo, una perenne attualità per gli esseri umani di ogni epoca. La tragedia, dunque, acquista una funzione educativa, cioè contribuisce, in modo coinvolgente, a formare l’uomo e il cittadino. In Eschilo, ad esempio, l’indagine tragica costituisce una messa a fuoco della drammaticità dell’uomo, per certi versi libero e per altri costretto a sottostare a un destino ineluttabile.


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