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Roma, 26-27 maggio 2022 - Le mafie al tempo dei social

“Le mafie ai tempi dei social” è il primo rapporto in merito ai legami tra mafia e social media; un modo totalmente nuovo per dar vita ad un forte proselitismo, soprattutto tra i giovanissimi fruitori di internet.

Grazie al seminario, nato dal connubio tra la Fondazione Magna Grecia e l’Università Luiss, il 26 e 27 maggio, vari esperti della lotta alla criminalità organizzata hanno avuto modo di dare vasta rappresentazione dei mutamenti camaleontici delle mafie e della propaganda costruita grazie ai vari canali social.

“Bisogna ricostruire un nuovo civismo, nessun governo ha investito sull’educazione a essere cittadini. Il PNRR ha portato in Italia fiumi di denaro, che però non arriva sui territori. La società civile è divisa, non è organizzata, al contrario della criminalità che così prende il sopravvento- ha affermato Nino Foti, Presidente della fondazione Magna Grecia- Per sconfiggere le mafie dobbiamo unire il controllo del territorio con la formazione. Facciamo ancora il tempo, questa è la missione della Fondazione Magna Grecia”.

Nel corso della manifestazione, si sono susseguiti gli interventi del Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, sotto scorta da più di 30 anni, il quale ha ammesso “Le mafie oggi sono mimetizzate nel tessuto sociale ed economico – ha detto Gratteri – ma la mafia non esisterebbe se non avesse l’appoggio delle classi dirigenti, sarebbe criminalità comune. Invece le mafie hanno bisogno del territorio e del consenso popolare. Oggi un boss è un imprenditore e come tale ha il suo marketing, ha bisogno di pubblicità. È così che la ‘Ndrangheta comanda in Calabria e oggi si è presa un quarto di Milano”.


“Alle organizzazioni criminali basta cercare una famiglia su Google per sapere cosa ha fatto. La violenza si usa solo in caso di necessità, i metodi per controllare il territorio in Italia sono altri- ha sottolineato Antonio Nicaso, scrittore e storico delle mafie- Senza il concorso esterno di apparati dello Stato non c’è mafia. Pensiamo ai Narcos, hanno canali YouTube dove pubblicano anche le decapitazioni degli oppositori. Frenano sul nascere i tentativi delle forze dell’ordine di contrastarli, perché è chiara la loro superiorità militare”.


“Gli affari della ‘Ndrangheta sono al Nord – ha ammonito lo scrittore ed ex Questore Piernicola Silvis – Oggi le seconde e terze generazioni delle famiglie della ‘Ndrangheta calabrese sono manager che hanno studiato alla Bocconi. Chi dice che le mafie non esistono più perché non ammazzano nessuno non capisce che così sono anche più pericolose. Non ammazzano perché non ne hanno neanche bisogno”.“Le mafie sono un brand e i social sono il loro nuovo strumento di propaganda – ha dichiarato Marcello Ravveduto, professore dell’Università di Salerno – Nessun intermediario, solo auto narrazione. Twitter è la loro agenzia di stampa, Instagram il loro magazine, Facebook è la loro TV generalista e TikTok il loro reality show. I rampolli dei boss sono gli influencer della mafia e hanno una loro colonna sonora, la musica trap”.


“La ricchezza deve essere ostentata e il canale preferito dei giovani camorristi è Tik Tok, dove spopolano i video commemorativi per i morti ammazzati- ha aggiunto Luigi Sabino, giornalista del Mattino-La Camorra ovvia così al divieto dei funerali pubblici. I funerali dei boss si fanno su Tik Tok”. “Dobbiamo combattere le rappresentazioni affascinanti e suadenti delle mafie, la mitizzazione che trasforma i mafiosi in leggende”, ha detto Manuela Bertone, docente dell’Universitè Côte d’Azur di Nizza. “I mafiosi sono da sempre interessati alla narrazione – ha affermato Salvo Palazzolo di Repubblica – Non è un caso che il primo delitto eccellente a Palermo sia stato quello di un giornalista. È l’unica antimafia che dà fastidio ai boss. Quella che sta sul territorio».


“Nel 2020 il giro d’affari della contraffazione in Italia ha sforato i 6 miliardi e il 70% del mercato è su WhatsApp e WeChat- ha affermato. Il Presidente dell’Organismo di Vigilanza della Fondazione Magna Grecia Antonello Colosimo, già vice Alto Commissario Vicario per la lotta alla contraffazione- Lì c’è il primo contatto, poi si paga in bitcoin. Molti non sanno che la quota maggiore sulle vendite va ad associazioni terroristiche come Al Qaeda”.

“Per gli imprenditori del Nord la ‘ndrangheta è un brand affidabile con cui fare affari- ha detto Cesare Giuzzi del Corriere - Non ha più bisogno neanche di fare paura, molti funzionari pubblici si sono fatti corrompere con una escort”.

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