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Roma, 14 settembre 2026 – Fondazione Magna Grecia e Unitelma Sapienza, “Decostruire un film per imparare a leggere la complessità”

Un viaggio nell’Odissea di Christopher Nolan attraverso gli occhi e gli strumenti del cinema contemporaneo. Presso la Sala Conferenze dell’Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza, il celebre regista italiano Mimmo Calopresti ha accompagnato gli studenti all'interno della costruzione cinematografica, analizzandone inquadrature, montaggio, tempi del racconto e scelte narrative.

L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Magna Grecia insieme all’Ateneo, si inserisce nel percorso che da anni vede la Fondazione impegnata nella valorizzazione della memoria, delle radici e del rapporto tra il Mezzogiorno e le nuove generazioni.

Decostruire un film per imparare a leggere la complessità

L'incontro ha evidenziato come la comprensione del linguaggio visivo sia ormai un requisito fondamentale per le giovani generazioni.

Ha aperto il lavori il Magnifico Rettore di Unitelma Sapienza, Bruno Botta:

«Oggi i contenuti ci arrivano addosso senza sosta e li consumiamo sempre più in fretta. Proprio per questo educare lo sguardo è diventato una competenza a tutti gli effetti. Significa non fermarsi alla superficie, tenere distinto ciò che un racconto dice da come è costruito, riconoscere le intenzioni di chi lo firma e formarsi un giudizio proprio. In fondo, decostruire un'opera significa proprio questo: allenarsi a stare dentro la complessità invece di aggirarla. Ringrazio il regista Mimmo Calopresti e la Fondazione Magna Grecia per questa straordinaria opportunità». 

A seguire l’intervento del Presidente della Fondazione Magna Grecia Nino Foti ha tracciato un parallelo tra la narrazione epica dell'Odissea e le dinamiche storiche della Magna Grecia, toccando tre grandi grandi temi chiave:

  • Il Mediterraneo: l'Odissea omerica rappresenta il mito, la codificazione letteraria di un viaggio che affonda le sue radici nel VII secolo a.C. Parallelamente, il flusso migratorio dei coloni della Magna Grecia fu un'esperienza concreta e reale. Essi affrontarono lo stesso mare, condividendone i rischi e costeggiando le sponde per evitare le tempeste. Tuttavia emerge una differenza sostanziale: mentre Ulisse si muove spinto dal nostos, il desiderio di ritornare in patria, i greci reali affrontavano l'ignoto per cercare una patria nuova, capace di offrire loro maggiori speranze e migliori opportunità di futuro. 
  • L'impatto con l'ignoto: il secondo tema riguarda l'incontro con un mondo sconosciuto, costellato di insidie ma anche fondato sul rispetto sacrale verso il mistero dell'inesplorato e le sue manifestazioni. Se nel poema epico Ulisse deve confrontarsi con una moltitudine di mostri, guerrieri e figure a volte ostili, a volte salvifiche, nella realtà storica i coloni greci trovarono spesso una buona accoglienza da parte delle popolazioni locali. Da questi incontri con le comunità indigene nacque una nuova civiltà, più grande e straordinaria: la Magna Grecia appunto.
  • La dimensione religiosa: entrambi i contesti, quello mitico e quello storico-reale, risultano fortemente legati alla sfera del sacro e della religione. Sia il viaggio di Ulisse sia le rotte dei coloni greci si orientavano interrogando le divinità, traendo costante ispirazione e guida da un'entità superiore.

Il regista Mimmo Calopresti ha poi approfondito i meccanismi tecnici e strutturali che danno vita a un'opera cinematografica, spiegando come ogni scelta – ciò che viene mostrato, ciò che viene tagliato, ciò che rimane fuori campo – contribuisca alla costruzione del racconto:

«Vedere un film non vuol dire soltanto seguire una storia. Dietro ogni scena lavorano insieme le immagini e le parole, i suoni e le pause, il modo in cui le inquadrature sono montate, il gesto di un attore e i richiami che arrivano da altre opere. Da questo intreccio nasce un senso che quasi mai si coglie per intero alla prima visione. Decostruire un film significa entrare in questo meccanismo; prendere gli elementi che lo compongono, capire a cosa servono e osservare come si parlano tra loro. Non è un modo per sminuire l'opera: semmai è il contrario. Rifacendo a ritroso il percorso del regista si capisce dove ha voluto portare il nostro sguardo, quali emozioni ha cercato e quali interpretazioni ha lasciato aperte — come, cioè, ha trasformato una vicenda in un'esperienza». 

L’iniziativa ha così attivato un dialogo fecondo tra cinema, storia, cultura e alta formazione. La Fondazione Magna Grecia conferma la propria vocazione a promuovere occasioni di confronto capaci di mettere in relazione patrimonio culturale e attualità, nella ferma convinzione che conoscere le proprie radici sia il presupposto fondamentale per consentire alle nuove generazioni di costruire consapevolmente il proprio futuro.

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