Perché Magna Grecia
PERCHÉ MAGNA GRECIA
La Magna Grecia rappresenta una delle più importanti aree di diffusione della cultura greca al di fuori del mondo ellenico e un esempio multiforme di integrazione culturale. Difficile stabilire i confini di un territorio così complesso e dinamico e dare una definizione univoca al concetto di Magna Grecia.
Il termine Megálē Hellás, attestato a partire dal II secolo a.C. con lo storico Polibio, se all’inizio stava ad indicare solamente le coste ioniche dell’Italia meridionale, con il tempo passò ad identificare tutta la parte meridionale della Penisola toccata dalla colonizzazione greca, dalla Sicilia e dalla Calabria arrivando a comprendere l’attuale Campania ed escludendo l’Apulia.
L’ANTICA ITALÌA: UN MOSAICO DI POPOLI
La consapevolezza della grandezza di queste colonie, capaci di trasformarsi in centri di potere e cultura influenti in tutto il Mediterraneo, fu successiva alla loro stessa fondazione e comunque di graduale acquisizione nelle testimonianze degli autori antichi che ne tramandano le vicende storiche e culturali.
I Greci che sbarcarono in Sicilia e sulle coste dell’antica Italìa incontrarono un mondo già in fermento composto da un mosaico incredibile di popoli e culture locali in continua e produttiva osmosi con i coloni greci. Siculi e Sicani, Enotri, Dauni, Sanniti, Apuli, Lucani, e Brettii, in sostanza gli Italici. Una felice combinazione fatta sì di integrazioni ma anche di sovrapposizioni tra Greci e non-Greci, gli indigeni, per l’appunto, un’ibridazione che ha prodotto letteratura, storia, oggetti ed edifici tutt’oggi testimoni tangibili di un modello culturale che non ha mai esaurito la sua forza propagatrice.
UN MONDO IN FERMENTO: LETTERATURA, ARTE E POLITICA IN MAGNA GRECIA
Una regione nuova e fertile per i Greci, i quali trovarono nelle sue due dimensioni di terra e di mare un mondo nuovo. Non solo terra di approdo per intellettuali e artisti, la Magna Grecia fu anche la culla della filosofia pitagorica e della scuola eleatica, madrepatria di Parmenide, Pitagora, Zenone ed Empedocle, di poeti come Stesicoro ed Ibico, annoverato nel canone alessandrino dei "Nove Lirici" selezionati dai critici alessandrini per la loro importanza nella poesia greca nonché di innumerevoli artisti di cui oggi restano conosciuti pochi nomi, tra i quali i supposti artefici dei Bronzi di Riace, Pitone e Prassitele di Reggio e Zeusi di Eraclea. Gli storiografi nati in questa terra, da Timeo a Diodoro, da Antioco di Siracusa a Eforo di Cuma, hanno dato il più grande contributo alla storia della Grecia e della Magna Grecia e alla nascente potenza romana. È grazie a loro che possiamo ricostruire gran parte di un passato che ci appartiene e capire quanto forte e importante fosse già in antico l’esigenza di raccontarsi al mondo, di giustificare, spesso attraverso il mito, le antiche origini delle colonie, di documentarne gli sviluppi politico-sociali, i costumi e le tradizioni.
Con le sue rovine, la sua storia, le sue tradizioni la Magna Grecia ha ispirato artisti, viaggiatori e scrittori affascinati da una bellezza senza tempo. Nel suo “Viaggio in Italia” Goethe definì Paestum "un’epifania": la visone dei templi dorici che tutt’oggi lascia senza fiato ogni visitatore, fu una scoperta che alimentò l’incredibile interesse per la cultura classica e influenzò in maniera definitiva il Romanticismo tedesco.
Ad oggi, infatti, siamo in grado di pensare la Magna Grecia come un insieme di valori storico-culturali, oltre che un insieme di territori e città che fanno da scrigno a tradizioni materiali e immateriali, fondamento della nostra identità.
LA FONDAZIONE: UN SIMBOLO E UN OBIETTIVO
Il nome, recepito dalla Fondazione, è oggetto, motivo e obiettivo della propria mission, che parte da una riflessione sul passato e sulle origini del nostro Mezzogiorno, per promuovere ed incentivare la crescita sociale ed economica del Sud Italia, oltre che rafforzarne la coscienza culturale. Un mondo in cui poter sempre tornare e nel quale potersi riconoscere, soprattutto per chi, da tempo e per ragioni diverse, non vive più quotidianamente il suo Paese.
Il logo della Fondazione reca come effige la colonna del tempio di Hera Lacinia a Capo Colonna, presso Crotone. La suggestività dell’unica colonna dorica superstite delle 48 originarie del tempio e la sua posizione estrema sul promontorio che si affaccia sullo Ionio, evocano la fermezza e la caparbietà di un passato che resiste, che si fa cultura, che si fa storia. Il sole che sorge dietro la colonna, simbolo del Mezzogiorno, è segno di rinascita perpetua e di rinnovamento.

