MEZZOGIORNO STRATEGICO

E’diventato ormai un appuntamento importante Sud e Futuri promosso e organizzato dalla Fondazione Magna Grecia. Un meeting internazionale, giunto alla sua IV edizione, fortemente voluto dal presidente della Fondazione Nino Foti, che serve a fare il punto sul Mezzogiorno e il suo sviluppo non più rinviabile.

L’evento, articolato in tre sessioni, si è tenuto a Roma con la partecipazione di studiosi e illustri ospiti: la prima sessione dedicata a “Il valore della Cultura”, coordinata dal giornalista Francesco Verderami del Corriere della Sera, ha registrato la partecipazione del Ragioniere generale dello Stato Biagio Mazzotta, del Presidente della Svimez Adriano Giannola, di Francesco Cicione, presidente Entopan Smart Networks & Strategies, di Antonello Colosimo, magistrato della Corte dei Conti e socio fondatore della Fondazione Magna Grecia, di Giorgio Sotira Ceo di Civita Mostre e Musei e del presidente della VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati Federico Mollicone.

Ha introdotto i lavori il presidente Nino Foti, «C’è – ha detto il presidente Foti – molto passato nel nostro presente, che non è fatto solo dalle cronache quotidiane che forniscono dati talora anche molto tristi, come il Mezzogiorno in recessione nonostante il resto d’Italia ne sia, seppur a fatica, uscito. La tradizione è fondamentale per Il presente e anche per Il futuro. La nostra fondazione e molto attiva all’estero, specie in Usa e Sudamerica ma da quattro anni abbiamo rimodulato questi incontri all’estero con la formula dei meeting in Italia, con il primo organizzato a Palermo, il secondo in streaming causa pandemia per il Covid, il terzo a Scilla in Calabria e ora il quarto a Roma.»

Secondo il Ragioniere generale dello Stato, Biagio Mazzotta «non servono nuove risorse ma bisogna usare bene quelle che ci sono e andare avanti con i progetti. I numeri e le tabelle offrono cifre significativa: la cultura può e deve essere un volano per la ripartenza del Mezzogiorno e se il Sud recuperando lo storico gap rispetto al Nord cresce l’intera Italia – ha sottolineato Mazzotta – In particolare, la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica sono fra le leve più importanti: siamo ricchi di bellezze ma vanno valorizzate. Il Presidente della Svimez Adriano Giannola ha messo in evidenza che «il Pnrr e un intervento straordinario, come un tempo faceva l’Italia con la Cassa per il Mezzogiorno e ora fa l’Ue per i vari Paesi europei e soprattutto per l’Italia e per il Sud. I temi legati alla ‘questione meridionale’ non solo non si sono risolti ma dall’inizio del nuovo millennio, potremmo anzi indicare dal 1998 in poi – secondo Giannola -, si sono persino acuiti, tornando ai livelli degli anni Cinquanta e Sessanta. Ma se l’Italia si vuole salvare. Si potrà salvare soltanto tutta insieme, rivitalizzando la linfa meridionale e la vocazione mediterranea»

A parere di Giannola, «i meccanismi per l’attivazione di fondi e interventi come l’Art Bonus o i contributi delle fondazioni bancarie, che sono le due linee di finanziamento extra statale maggiori, non fanno altro che alimentare il divario fra Nord e Sud, visto che le banche del Mezzogiorno non esistono più e che i privati hanno ritorni maggiori a finanziare un teatro lirico o una mostra d’arte in una città settentrionale piuttosto che meridionale».

Giorgio Sotira, Ceo di Civita, importante realtà che coordina un’organizzazione museale di largo respiro, ha messo in evidenza la necessità di sviluppare il turismo culturale nel Mezzogiorno. «Il Sud – è conosciuto e rinomato soprattutto per il suo mare in estate, per le sue coste; ma il turismo balneare produce una spesa pro-capite media di 90 euro mentre il turismo culturale e più auto-spendente e fa registrare e fa registrare una media di 120 euro pro-capite. Anche per questo motivo, occorre puntare al turismo culturale al Sud, che è ricco di storia e di arte. Il Sud Italia, escludendo la Sicilia che ha l’autonomia regio ha l’autonomia regionale sui beni culturali, a fronte di un 34% della popolazione italiana e di un 37% di musei statali, registra solo il 23% del numero di visitatori – ha osservato Sotira – E la sostenibilità economica al Sud si riduce a un quinto rispetto a quella di un investimento al Nord. Ma, a parte i conteggi economici e finanziari, va sottolineato anche che investire in cultura non vuol dire solo spinta turistica ma anche un approccio positivo al tema della disuguaglianza di genere, vista l’alta presenza femminile inserita nel settore»

Di rischio per il Mezzogiorno a proposito dell’autonomia differenziata ha parlato il magistrato Antonello Colosimo, mentre l’on. Federico Mollicone ha anticipato l’idea di istituire Zes per la creatività: «Porteremo avanti una politica di defiscalizzazione delle spese culturali e faremo le ZES per la creatività perché i giovani possano aprire una start up senza doversi trasferire al Nord».

La seconda sessione del convegno Sud e Futuri ha avuto come tema “ I giovani e lo Sport per costruire il futuro del Mezzogiorno”. Coordinata da Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, ha visto la partecipazione al dibattito, introdotto da Nino Foti, di Mauro Balata, presidente Lega Serie B, di Gabriele Gravina, presidente Figc e del dott. Giuseppe Capua presidente della Commissione Antidoping della Federazione Calcio. A voce unica è stato sottolineato come sia urgente un intervento per il Mezzogiorno e i giovani. Secondo Gravina, «Quello delle strutture è un tema ormai noto, di grande attualità che cerca di mettere in stretta correlazione i rapporti geopolitici tra centro, nord e sud. I dati sono impietosi. Innanzitutto lo sport è un grandissimo elemento di aggregazione sociale, un fattore di grande propulsione nella creazione di rapporti, un elemento trasversale e molte volte viene identificato solo per la sua dimensione economica, rilevante ma non esaustiva per la sua funzione di sviluppo. I dati sono impietosi perché abbiamo un numero tesserati al Nord di circa 380mila calciatori, 300mila al centro e 112mila al sud. Il livello di società che abbiamo al nord e al centro è di circa 4000 società, lo stesso al Sud ma con un terzo dei calciatori tesserati. Le strutture contano circa 6400 campi di calcio al nord, 6000 al centro, e appena circa 2000 al sud. Si richiede un intervento di riflessione non solo nel mondo del calcio, per cercare di individuare ragioni e cause. Bisogna rivitalizzare strutture».

Il presidente Balata ha ribadito che quella delle strutture è una delle urgenze che andrà affrontata con decisione insieme con il Ministro dello Sport Abodi. «Come Serie B – ha detto Balata cerchiamo di implementare le nostre attività e diverse risorse riusciamo a metterle in campo nel centro-sud. La Reggina, ad esempio ha un centro di allenamento ben impostato e si stanno facendo grandi investimenti su cui gravitano tantissimi giovani. La presidenza Gravina ha fatto molto per portare avanti percorsi formativi che consentano l’ingresso dei giovani nel mondo del calcio. Noi nelle nostre primavere abbiamo il 90% di calciatori italiani». Balata ha concluso spiegando come ci siano «delle risorse del Pnrr che possono essere utilizzate per rimettere in equilibrio l’attività sportiva e giovanile negli impianti al sud, perché da lì derivano tutta una serie di conseguenze positive».

Foti ha voluto rimarcare la gravissima situazione di divario che si registra anche nello sport: «Gravina – ha detto il presidente Foti – ha fatto un’analisi impietosa ma reale. Queste iniziative sono un’iniezione sociale. Il gap tra nord e sud, ma anche tra centro e sud, per una popolazione di 22 milioni di abitanti, non diventa più un’ingiustizia ma un vero e proprio sopruso. Se mancano strutture sportive, mancano anche nel doposcuola, vale anche per questo il gap tra nord, centro e sud. Ci sono responsabilità importanti anche della burocrazia. Alla fine, quando in un area come Reggio Calabria o Palermo ci sono difficoltà di questo tipo, le Istituzioni possono intervenire chirurgicamente, intanto, su alcune cose. Lo sport serve per aiutare i giovani a togliersi dalla strada. Cera una visione che oggi non c’è. Avere autorità ma non autorevolezza non serve, speriamo che il nuovo corso cambi qualcosa»

La terza sessione del convegno è stata dedicata a “Infrastrutture e mobilità”. Coordinata dal giornalista Fabrizio Frullani del TG2, ha visto la partecipazione di Saverio Romano, deputato e vicepresidente Fondazione Magna Grecia, Carlo Borgomeo, presidente Assaeroporti, Dario Lo Bosco, professore ordinario di Strade, Ferrovie e Aeroporti, Head FS Academy, Giosy Romano, commissario straordinario Zes Campania e Calabria, Francesco Russo, docente di Ingegneria dei Sistemi di Mobilità sostenibile all’Università di Messina, Alessandro Zoratti della Direzione Strategia, Pianificazione e Sostenibilità di Trenitalia, l’amministratore delegato di RFI Vera Fiorani, e in collegamento streaming il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto.

Per Romano è fondamentale spendere bene i fondi del PNRR: che è un’occasione di rilancio per il Sud. Gli ha fatto eco Alessandro Zoratti che ha annunciato investimenti per portare servizi di qualità anche al Sud: «avremo più di 160 treni regionali nuovi, sostenibili e 16 treni Frecciarossa notturni che collegano la Calabria al Nord Italia.  Il presidente Occhiuto ha voluto sottolineare la grave situazione della Regione: «Infrastrutture in Calabria? La Regione non sta benissimo – ha detto. Ne ho parlato anche con il Governo, si parla tanto in questi ultimi mesi di autonoma differenziata, ma uno dei presupposti è che si intervenga sulla perequazione infrastrutturale, sia attraverso le infrastrutture al Mezzogiorno, sia con la capacità di sviluppare fiscalità utile ad assicurare i diritti sociali e civili, e invece in Calabria non c’è una sola opera infrastrutturale strategica finanziata dalle risorse del Pnrr. Io sono molto preoccupato perché non c’è un investimento infrastrutturale importante per lo sviluppo della Calabria. Sono contento perché negli ultimi giorni il Governo è riuscito a trovare 3 miliardi che io avevo chiesto per la Statale 106, lo ha fatto spalmandoli in un arco temporale, secondo me, troppo lungo».

(Fonte: Maria Cristina Gullì, Calabria Live)