Zero al Sud

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tante domande per comprendere fino in fondo il regionalismo

CHI VINCE E CHI PERDE CON IL REGIONALISMO DIFFERENZIATO? Questa è solo una delle domande che si pone Giancarlo Viesti nella prefazione di “Zero al Sud – La storia incredibile (e vera) dell’attuazione perversa del federalismo fiscale”, ultimo libro del giornalista Marco Esposito (ed. Rubbettino).
Scrive Esposito: “Definire i fabbisogni standard è assai complesso, soprattutto se le regioni avvantaggiate dalla clausola del valore medio pro-capite remeranno contro. Facile prevedere che si finirà per utilizzare proprio il criterio della media nazionale pro-capite”. Il Dipartimento per gli Affari regionali e le autonomie ha segnalato che in Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna nel 2016 la spesa statale pro-capite era molto inferiore rispetto a Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. In Calabria la spesa era del 49% più alta che in Lombardia.

il trappolone: come il nord racconta il sud

Si legge su Il Sole24Ore : “Fra le righe dell’intesa raggiunta sui fondi dell’autonomia differenziata si nasconde un miliardo in più per la scuola in Lombardia e Veneto”, nessuna correzione sembra “in grado di superare il fatto che la spesa media al Nord è mediamente più bassa. E i livelli di servizio migliori”.
Un vero e proprio trappolone, lo definisce Viesti: “non ha senso rapportare la spesa per istruzione scolastica alla popolazione; va rapportata agli alunni delle scuole statali. E se si guarda alla spesa per studente, al netto della situazione calabrese, influenzata dalla ridotta dimensione delle classi, è proprio la Lombardia ad avere la spesa più elevata; in Veneto è più contenuta, ma ancora superiore a quella pugliese. Insomma, dietro quello che sembra un argomento risolutivo a favore del regionalismo c’è il classico Robin Hood al contrario”.

il libro

“Per quindici decenni si è discusso della Questione Meridionale. Ma con il federalismo fiscale il quadro è cambiato. Lo Stato ha misurato, Comune per Comune, fabbisogni, costi e servizi con l’obiettivo di attribuire a ciascun territorio le risorse corrette. I conteggi hanno dato un risultato inatteso: si pensava di far emergere la cattiva spesa del Sud e ci si è trovati davanti al dettaglio del profondo divario tra le Due Italie.

L’uguaglianza ha un costo miliardario e così si è imboccata la scorciatoia di piegare le regole in modo da attribuire al Sud meno diritti e meno soldi. Lo Stato invece di costruire gli asili nido o i binari dove mancano ha stabilito che, nei territori di tipo “B”, il fabbisogno è zero. Ha dimezzato la perequazione dove la Costituzione garantiva che fosse “integrale”. Si è aperta la strada al federalismo differenziato, con maggiori autonomie, risorse e diritti nelle Regioni ricche. Il saggio offre gli elementi per aprire, finalmente, il dibattito pubblico”.

come i divari aumentano e diventano paradossi

Marco Esposito ha tante domande cui cerca risposte nel suo ultimo libro.
Ad esempio: “è giusto che un Comune, che finora non ha usufruito di un servizio perché impossibilitato, o perché non ne ha avuto bisogno, sia destinato a non averlo, e chi, invece, già ce l’ha, venga premiato con maggiori finanziamenti?”. “È così che i divari si acuiscono fino a vedere assegnare, come esempio emblematico, per l’infanzia 19 euro a Reggio Calabria e 2.450 a Trento!”.

La Commissione Tecnica Fabbisogni Standard nel 2017, spiega il giornalista, ha introdotto la variabile “dummy”. Secondo questa variabile Roccabianca (Parma) per i servizi sociali vale due volte e mezza più di Soveria Mannelli (Catanzaro), che ha pari abitanti. E “solo perché la prima è in Emilia e la seconda è in Calabria”.

dove sono i lep?

Secondo Esposito le distorsioni sono possibili perché non sono mai stati definiti i LEP, i Livelli Essenziali delle Prestazioni da garantire su tutto il territorio nazionale.
I LEP continuano ad essere un fantasma. Come la fine del divario Nord-Sud. Servono progetti reali.


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