Il voto degli italiani all’estero. Alla prova la legge che ha innovato il sistema di voto in Italia.

36
voto
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

New York. Il 15 giugno scorso, per la prima volta, gli italiani residenti all’estero hanno potuto partecipare, con un voto per corrispondenza, a due referendum, esattamente come gli italiani residenti in Italia. Lo hanno potuto fare per merito della legge n. 459 del 27 dicembre 2001 che definisce, appunto, le norme per l’esercizio del voto dei cittadini italiani residenti all’estero.

E’ stato un lungo e difficile cammino che è giunto a conclusione con quella legge e che ha istituito un sistema assolutamente originale ed innovativo per dare agli italiani residenti all’estero la possibilità di votare per corrispondenza e di eleggere i “loro” rappresentanti al parlamento italiano. Non si trattava, come è stato detto e scritto in Italia, di dare il voto agli italiani residenti all’estero, visto che in quanto cittadini essi avevano già il diritto al voto. Si trattava di permettere loro di esercitare il loro diritto di cittadini di votare senza più doversi recare di persona in Italia.

Un lungo e difficile cammino, perché il problema non poteva essere risolto semplicemente come hanno fatto quasi tutti gli altri paesi del mondo, dando anche agli italiani all’estero la possibilità di votare per corrispondenza nelle circoscrizioni elettorali italiane del loro paese di origine. Questo per il fatto che gli italiani residenti all’estero sono molto numerosi nessun altro paese ne ha altrettanti, essi sono almeno 4 milioni, cioè ben il 7% dei cittadini residenti in Italia. Dando loro il voto per corrispondenza i residenti all’estero avrebbero influito eccessivamente sulle elezioni italiane: in molti comuni d’Italia gli iscritti all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) sono più numerosi dei cittadini residenti, per cui i voti giunti dall’estero avrebbero contato di più di quelli espressi dai residenti, il che non sarebbe stato ne’ giusto ne’ opportuno.

Ecco, a titolo di curiosità, qualche dato sulla consistenza delle comunità italiane all’estero secondo l’anagrafe dei Consolati sparsi nel mondo: almeno 2.200.000 italiani vivono in vari paesi europei; 1.200.000 sono in America del sud, 400.000 in America del nord, 200.000 nel resto del mondo (Africa, Asia, Oceania). Ma queste sono certamente cifre inferiori a quelle reali, poichè, moltissimi italiani residenti all’estero, per vari motivi, non si sono iscritti ai consolati.

Per curiosità ancora qualche numero: 700.000 italiani vivono in Germania, 500.000 in Svizzera, 400.000 in Francia, 300.000 in Belgio. Per le Americhe: 600.000 italiani sono in Argentina, 300.000 in Brasile, 220.000 negli Stati Uniti (ma certamente sono molti di più), 140.000 in Canada. 130.000 italiani vivono in Australia, 10.000 in Israele, meno di 2.000 in Giappone.

La maggiore città italiana fuori dall’Italia è Buenos Aires con almeno 300.000 italiani, segue San Paolo del Brasile con 170.000, Stuttgart in Germania con 150.000. A New York sono registrati al Consolato 75.000 italiani, a Philadelfia 27.000, a Chicago 22.000, a Los Angeles 20.000. Ma a Calcutta ci sono soltanto 92 italiani iscritti al Consolato ed a San Pietroburgo soltanto 50.

Inoltre, sempre a titolo di curiosità, si calcola che nel mondo vi siano almeno 60 milioni di oriundi italiani, cioè figli e nipoti di italiani. Quindi era poco opportuno dare semplicemente agli italiani all’estero la possibilità di votare per corrispondenza. Questo, oltre al problema del gran numero, anche per il fatto che con la legge del 1992 sono diventati o ridiventati italiani, ex cittadini ed i loro figli, che avevano perso la cittadinanza quando avevano acquistato quella del paese di accoglienza. Questi nuovi cittadini ben poco sanno dell’Italia e dei problemi italiani: il loro voto, espresso per corrispondenza nella circoscrizione elettorale del comune di’ origine, non avrebbe avuto alcun senso.

Per questo, per evitare che il voto per corrispondenza prevaricasse i voti degli italiani residenti in Italia e per dare ai residenti all’estero la possibilità di eleggere i loro rappresentanti al parlamento italiano è stato escogitato un sistema originale. E’ stata creata una “circoscrizione elettorale estera”, nella quale è stata attribuita la possibilità di eleggere 12 deputati e 6 senatori. Per realizzare questo progetto è stato necessario modificare la Costituzione italiana aggiungendo, appunto, la circoscrizione elettorale estera.

E’ stato necessario convincere alcune circoscrizioni in Italia a rinunziare ad alcuni seggi che sono stati attribuiti alla circoscrizione estera. Inoltre la legge ha deciso che soltanto i residenti all’estero si possono candidare nella circoscrizione estera mentre, in cambio, essi non possono più candidarsi nelle circoscrizioni italiane.

Così gli italiani residenti all’estero possono votare, per corrispondenza, ed eleggere i loro rappresentanti al parlamento italiano. Possono votare per le elezioni politiche e per i referendum, ma non per le elezioni amministrative. Essi, inoltre, avranno la facoltà di optare per il voto in Italia, nel qual caso dovranno recarsi nel loro paese di origine per votare e voteranno, naturalmente, per i candidati locali.

Uno dei grossi problemi da superare era quello della discordanza esistente tra gli elenchi dei residenti all’estero dei consolati e gli elenchi degli iscritti all’AIRE nei vari comuni d’Italia: mentre, come già indicato, gli iscritti ai consolati sono circa 4 milioni, anche se in realtà i residenti all’estero sono molti di più, negli elenchi dell’AIRE risultavano poco più di 3 milioni di iscritti. E’ stato necessario quindi un lungo lavoro per ottenere il coordinamento dei due elenchi.

Ma non mancano altri problemi: anzitutto l’Italia ha dovuto stipulare accordi specifici con i vari paesi dove risiedono cittadini italiani che dovranno partecipare ad una campagna elettorale e votare. Nei paesi dove questo accordo non sarà stato possibile gli italiani non potranno votare per corrispondenza ed eleggere i loro rappresentanti ma, se vogliono votare, dovranno recarsi in Italia.

Un altro problema, in realtà il problema più complesso, è quello relativo alla campagna elettorale. Per motivi pratici la grande circoscrizione estera è stata divisa dalla legge in quattro grandi zone: Europa, America del sud, America del nord e tutto il resto del mondo. Le candidature e le votazioni si svolgeranno quindi separatamente in ciascuna delle quattro grandi zone. Ma come faranno i candidati a farsi conoscere dagli elettori? Come farà un aspirante senatore o deputato residente, per esempio a San Francisco negli Stati Uniti, a raccogliere le firme per la sua candidatura e poi a farsi conoscere dai suoi elettori sparsi negli Stati Uniti, nel Canada e nel Messico.

E’ evidente che i problemi potranno essere risolti, almeno in gran parte, mediante “internet”. I maggiori partiti politici italiani stanno gia’ provvedendo a creare i loro “siti” elettronici.

Nella sua qualità di membro del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero — l’organismo che ha promosso la soluzione del problema del voto per gli italiani all’estero — il sottoscritto ha presentato un progetto per la creazione di “siti elettronici istituzionali “ capaci di permettere anche a chi non è affiliato a partiti politici di farsi avanti e svolgere una campagna elettorale.

E questo anche per evitare un altro problema: se i candidati sono scelti , promossi e finanziati dai partiti politici è molto probabile che, una volta eletti, essi seguano in parlamento più le opinioni del partito cui appartengono che non i problemi degli italiani residenti all’estero. Allo stesso tempo la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, in accordo con l’Ordine Nazionale dei Giornalisti Italiani, ha dato seguito all’iniziativa presa a suo tempo dal sotto- scritto per creare, nei vari paesi del mondo dove risiedono le comunità italiane, associazioni dei “giornalisti” locali, di coloro cioè che, con qualsiasi mezzo, stampato, radiofonico, televisivo od altro, diffondono informazioni presso gli italiani del posto: queste associazioni potranno essere utilissime per il coordinamento delle campagna elettorali. Esse, allo stesso tempo, permetteranno una identificazione ed un riconoscimento per tutti coloro che, quasi sempre come volontari ed a spese proprie, svolgono questo servizio di informazione locale.

Il problema della campagne elettorale è molto grave e importante perché se esso non dovesse funzionare vi sarebbe il rischio di una bassissima affluenza alle urne, con il risultato di gravi e fondate proteste da parte di chi in Italia — e non sono pochi anche nel mondo politico — è sempre stato contrario a dare la possibilità di votare per corrispondenza agli italiani all’estero e soprattutto di eleggere i loro rappresentanti.

Non mancano altri problemi: alcuni paesi non accettano che nel loro territorio si svolgano campagne elettorali relative ad elezioni per altri paesi. Inoltre: negli elenchi dei comuni italiani, come del resto sui passaporti italiani, le donne sposate sono indicate col nome da ragazza e questo pone una grave difficoltà perché in tutto il mondo le donne sposate sono conosciute al loro indirizzo estero col nome di famiglia cioè del marito: infatti in occasione delle ultime elezioni europee e dello stesso referendum del 15 giugno scorso molte donne italiane sposate residenti all’estero non hanno ricevuto a casa il loro certificato elettorale spedito col nome da ragazza, nome sconosciuto ai servizi postali locali.

Comunque il fatto stesso che si sia concluso l’iter parlamentare per permettere agli italiani residenti all’estero di votare senza doversi recare in Italia ha già avuto ripercussioni positive importanti per le comunità italiane all’estero: mentre infatti da tempo molti in Italia avevano riconosciuto soltanto a parole che la presenza di connazionali residenti all’estero costituisce una grande ricchezza per il paese, con prospettiva del voto l’interesse per le comunità italiane all’estero si è risvegliato ed i problemi che da tempo assillano quelle comunità sono presi in considerazione: in pratica, per esempio, aumenteranno e miglioreranno le trasmissioni televisive e radiofoniche dall’Italia verso il mondo e sarà probabilmente risolto anche il problema della cosiddetta “informazione di ritorno” destinata a far meglio conoscere in Italia la consistenza, l’attività ed anche l’importanza ed il peso politico che hanno acquistato gli italiani sparsi nel mondo.

 


  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •