Turismo, prima industria italiana: Il Progetto Ritorno, il turismo culturale e l’Agenda 2000. Si è svolto a Roma il convegno organizzato dall’AIMG

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Turismo, prima industria italiana: Il Progetto Ritorno, il turismo culturale e l’Agenda 2000. Si è svolto a Roma il convegno organizzato dall’AIMG
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Si è svolto a Roma, giovedi 8 marzo 2001, il Convegno sul tema “Turismo, prima industria italiana: Il Progetto Ritorno, il turismo culturale e l’Agenda 2000”

Di seguito alcuni degli interventi dei relatori.

 

Enzo Arcuri, giornalista, moderatore del convegno

Probabilmente è il più grosso bacino di potenziali turisti per le regioni del Mezzogiorno, un esercito di 40-50 milioni di persone sparse in tutti i continenti e che costituiscono la stragrande maggioranza della comunità degli italiani all’estero. Sono i meridionali che nel secolo scorso, dagli anni 30 e 40 in poi hanno lasciato i loro paesi e, nella maggior parte dei casi, hanno attraversato l’oceano, sono i figli, i nipoti ed i pronipoti di quelli anch’essi numerosi che li hanno preceduti dalla fine dell’ 800 in poi. E’ la cosiddetta altra Italia, di cui soltanto da qualche anno a questa parte l’Italia che conta si è accorta e che sta rivalutando, una grande risorsa, anche in termini più squisitamente economici, che per mille motivi può dare una mano nel difficile e complicato processo di sviluppo del Mezzogiorno.

Questi nostri corregionali, che vivono all’estero (la comunità d’origine calabrese è la più numerosa in ogni latitudine del pianeta), una mano straordinaria possono darla soprattutto per ridare slancio e vigore al nostro turismo, che, per molteplici ragioni anche strutturali, fa fatica ad imporsi sullo scacchiere internazionale.

Se, mettiamo, solo una piccola percentuale di questi nostri connazionali venisse incoraggiata a trascorrere un breve periodo di vacanza nei loro paesi di provenienza, trascinandosi dietro magari i loro parenti ed i loro amici stranieri, sarebbero, ogni anno, centinaia di migliaia gli arrivi e le presenze con tutto quello che consegue per l’economia non solo dei nostri centri di villeggiatura.

Sembra l’uovo di Colombo, ma finora poco o nulla è stato fatto per promuovere ed incentivare, in seno alle nostre comunità all’estero, questa forma del tutto particolare ed italiana di flusso turistico. C’è, è vero, chi torna, nei luoghi di provenienza, soprattutto d’estate, anche da paesi assai lontani per rivedere parenti ed amici, ma sono arrivi assai limitati che incidono, tutto sommato, assai poco sulla bilancia del nostro turismo.

Non c’è stata finora e tuttora non c’è una scelta strategica, ne’ da parte del governo ne’ soprattutto da parte delle regioni, verso questo enorme bacino, peraltro assai sensibile, come sa chi frequenta le nostre comunità all’estero, al richiamo non solo degli affetti o dei luoghi di nascita.

Una strategia l’ha proposta l’Associazione Internazionale Magna Grecia, che, coerentemente con le finalità per cui più di 15 anni fa l’ha fondata il giornalista calabro-americano Gino Gullace, ha messo a punto un progetto che si propone non solo di diffondere nel mondo la cultura della Magna Grecia, rilanciando il turismo culturale nelle aree dove la civiltà magnogreca si è sviluppata, ma anche di incrementare i flussi turistici dei nostri connazionali all’estero.

E’ un progetto che è stato già presentato all’estero in occasione delle Settimane della Magna Grecia e che è stato oggetto di un interessante confronto a Roma nella sala grande dell’ex albergo Bologna, che è una sede del senato. Con il presidente dell’associazione Nino Foti ed il direttore del progetto Giorgio Cuminatto, che hanno illustrato l’iniziativa, sono intervenuti molti parlamentari, il sottosegretario con delega al turismo Fabris, l’europarlamentare Giuseppe Gargani, il presidente dell’Enit Ottaviani, rappresentanti dell’imprenditoria turistica (albergatori e agenti di viaggio), che hanno condiviso la filosofia del progetto “Ritorno” e ne hanno apprezzato le linee operative. Le regioni hanno disertato l’incontro, c’era soltanto l’assessore al turismo della regione Abruzzo, gli altri hanno inviato telegrammi.

 

Nino Foti, Presidente dell’Associazione Internazionale Magna Grecia Onlus

Aprendo i lavori del convegno il presidente dell’Associazione Internazionale Magna Grecia, Nino Foti ha ricordato che l’Associazione ha due scopi fondamentali: il primo è di diffondere la conoscenza della civiltà e cultura magnogreche che costituiscono la base della civiltà occidentale sia al pubblico in generale, sia presso gli italiani di origine, in giro per il mondo, che sono alla ricerca delle loro radici culturali; il secondo è di far capire meglio l’anima del Meridione che ha nella Magna Grecia le sue più antiche radici.

Nell’ambito delle attività dirette a rinsaldare il legame fra l’Italia e le comunità di origine italiana all’estero, questo
incontro assume oggi un significato particolare. Gli Italiani di origine, pur vivendo pienamente integrati nei Paesi che li hanno accolti, avvertono ormai, sempre più la necessità di ritomare alle proprie radici e quindi alla propria cultura. L’ economista Thomas Sowell ha affermato che l’emigrazione italiana è stata il più grande esodo di un popolo nell’era moderna. Infatti parliamo oggi di circa 60 milioni di cittadini di origine italiana sparsi nei vari continenti.

In questo quadro, la civiltà della Magna Grecia puo‘ avere un valore particolare per gli italiani di origine, che si sentono ancora legati a questo antico e meraviglioso Paese che al tempo della Magna Grecia, era diventato area di immigrazione per eccellenza. Il Mezzogiorno era l’America di allora, la terra promessa, il sogno non solo dei coloni in cerca di terra da coltivare, ma anche degli intellettuali, degli artisti e degli innovatori politici in cerca di Paesi liberi, dove tentare esperimenti di vita sociale ed economica non sperimentabili nella Grecia tradizionale.

L’Associazione ha elaborato il “ Progetto Ritorno”, che si propone di fare conoscere meglio l’immenso patrimonio storico, archeologico, artistico, religioso e produttivo del Mezzogiorno agli abitanti di questi Paesi di origine italiana stimolandoli così a ritornare alle loro radici culturali più profonde e quindi a creare una nuova corrente di turismo culturale proveniente da tutti quei Paesi dove è numerosa la presenza di origine italiana.

Secondo rilevamenti statistici dell’O.N.U., più del sessanta per cento del patrimonio artistico mondiale è raccolto nel nostro Paese mentre un terzo del patrimonio archeologico del pianeta si trova nelle regioni del sud Italia (fonte Unesco). I beni culturali possono diventare la molla per la ripresa economica del Mezzogiorno, oggi appena lambito dai flussi turistici internazionali. La scommessa è quella di aprire il sud al turismo mondiale, attraverso una grande operazione di investimenti nelle città e nelle località importanti. Un processo di valorizzazione dei beni culturali nel nostro Mezzogiorno aprirebbe spazi enormi per risolvere i problemi del lavoro specie giovanile. Investire in cultura non è solo produrre ricchezza. Significa anche organizzare un modello di vita della comunità su standard di istruzione, promozione ed educazione civile.

La storia dimostra che non esiste sviluppo pieno dell’Italia senza uno sviluppo pieno del Mezzogiorno. Il problema oggi non è, come avveniva nel passato, riferito alla modernizzazione, ma alla competitività. In questo quadro l’obiettivo della competitività, sia sul piano dei valori economici che sul piano dei valori civili, diventa una sorta di locomotore per il futuro di ciascun Paese.

Conseguentemente, i Paesi che non si pongono il problema della propria competitività sono destinati a non garantire un futuro sereno ai propri cittadini. Sta di fatto che se noi avessimo nelle regioni meridionali lo stesso livello di sviluppo delle regioni del Nord, avremmo raddoppiato il nostro tasso di competitività e migliorato profondamente la qualità della vita dei nostri concittadini. Rendere il Mezzogiorno pienamente competitivo significa rendere l’Italia intera permanentemente competitiva.

Nel 2010 scatterà l’area euromediterranea di libero scambio. Si tratta della più grande area di libero scambio intrnazionale al mondo: più di 600 milioni di persone. Il Mezzogiorno d’Italia si trova al centro di quest’area e non può farsi sfuggire l’opportunità di diventare la piattaforma economica, finanziaria e culturale. Si può fare, anche perché nel Mezzogiorno sono previsti nei prossimi anni (agenda 2000— 2006) investimenti per molte decine di migliaia di miliardi.

C’è bisogno, quindi, non solo di ottimi tecnici, ma anche di un’opera culturale, che faccia sentire i protagonisti di ciò parte di un progetto che riguarda il futuro non solo del Mezzogiorno ma del nostro intero Paese.
della fruizione, e degli strumenti moderni di fruizione dell’immenso patrimonio d’arte e di storia del nostro Paese.

 

On Mauro Fabris già sottosegretario all’Industria con delega al commercio estero e turismo

Discutere di sviluppo del turismo nel meridione d’Italia, non può prescindere dall’affrontare il tema del turismo culturale, cioè della fruizione e degli strumenti moderi di fruizione dell’immenso patrimonio d’arte e di storia del nostro Paese.

L’Italia è innanzitutto la sua storia, la sovrapposizione di secoli di architettura religiosa e civile, di interpretazioni e reinterpretazioni durante questi secoli della concezione sociale, culturale e quindi urbanistica della nostra Penisola. Della storia più antica del nostro Paese la Magna Grecia è una parte fondante. La Megale Hellas, per dirla alla greca, fu la patria di intelletti altissimi, ospitò la formazione e lo sviluppo del pensiero filosofico. Anche in tempi più recenti, la Magna Grecia continuò ad essere culla della cultura italiana: di quella letteraria, di quella pittorica, di quella architettonica e, certamente, anche della filosofia più recente.

Gli esempi sono innumerevoli, possono andare da Federico II e la scuola poetica siciliana fino alla scuola Hegeliana di Napoli, passando per la letteratura italiana del secolo scorso, e del precedente. Ma tutti questi esempi mantengono una caratteristica comune: il fatto di essersi diffusi dalla culla della civiltà italiana verso l’Europa, contaminando e affascinando tutto ciò che incontravano e creando culture a loro successive che oggi popolano, con un’origine comune, molte parti del mondo.

Viene da se’ il titolo del Progetto Ritorno. Qui non si tratta infatti di far scoprire ma di far riscoprire un patrimonio a chi, geneticamente, ne è in qualche modo discendente. Un immane patrimonio di scienza e di bellezza che deve “ritornare” — appunto — al maggior numero di persone possibile. Questo, prima ancora che per ragioni di sviluppo e di rilancio del turismo, perché non farlo corrisponderebbe a non farsi eredi dell’insegnamento della Magna Grecia italiana, quello di mettere le ali al sapere, alla cultura e alla mente.

L’Associazione Internazionale Magna Grecia si propone proprio questo obiettivo. Quello, cioè, di utilizzare il turismo come motore della cultura e dell’economia, per sviluppare il Mezzogiorno d’Italia, l’antica Magna Grecia, creando le condizioni per una fruizione più ampia dei nostri patrimoni, e soprattutto destagionalizzata, distribuita cioè lungo il corso dell’anno e non limitata ai mesi del turismo balneare.

Trasformare cioè il progetto di sviluppo del turismo culturale nel Meridione d’Italia in un volano economico-sociale che contribuisca, studiandone l’antica origine, a ridare alla Magna Grecia quello splendore e quella centralità che ebbe, per secoli, tra il Mediterraneo e l’Europa.

Presentare il Mezzogiorno in maniera positiva, dunque, è il primo passo per far sì che tutti i popoli d’origine europea possano ritrovare in una parte dell’Italia origini comuni, un vero denominatore storico, culturale, filosofico, artistico da cui gran parte della storia più recente d’Europa ha attinto. Una rincorsa alle origini culturali e famigliari che l’Italia propone ai paesi d’oltre mare che hanno un’origine occidentale.

Antico e moderno, filosofia e informatica, dunque, possono diventare lo strumento comune di rilancio di un’industria del mezzogiorno italiano, capace di contribuire attraverso questo messaggio rivolto a milioni di potenziali fruitori, allo sviluppo socio-economico-culturale del Paese.

Per poterlo fare è necessaria sinergia tra tutti i soggetti interessati al turismo, penso al Ministero, ovviamente, alle Regioni, alle Province, ai Comuni e alle strutture di promozione come lo sono l’ENIT e l’ICE.

La Legislatura che si sta concludendo ha fatto molto per rendere possibili queste sinergie. Penso, per rifarmi all’esempio più importante e più recente, alla Legge di riforma del Turismo, approvata qualche giorno fa, e penso a tutta una serie di interventi legislativi che, in questi anni, hanno visto protagonista il turismo italiano. O, meglio, hanno contribuito a ridare un ruolo da protagonista al turismo italiano.

Non voglio ora dilungarmi sulla Legge e sulle possibilità che offre al settore, se non per dire che proprio la nuova impostazione che viene data alla materia conferisce al turismo quella dignità necessaria per poter rendere attuabili progetti importanti e complessi come è il Progetto Ritorno.

E, seppur con tutti i margini di migliorabilità che ha ogni progetto umano, credo che un grosso passo avanti l’abbiamo fatto, un passo avanti di riordino di una materia complessa, di attribuzione di competenze specifiche, di creazione delle condizioni necessarie a fare squadra tra i soggetti che sono chiamati quotidianamente a lavorare “sul campo”.

E’ una legge reclamata a gran voce da un settore centrale nelle prospettive di sviluppo economico ed occupazionale del nostro Paese, che da‘ corpo al federalismo turistico, definendo e limitando in modo puntuale il ruolo dello Stato, e pure richiamando Regioni e Stato al senso di responsabilità che deve sovrintendere alle loro azioni, azioni da coordinare per il fine comune di uno sviluppo integrato del sistema turistico nazionale.

La legge riesce a cogliere il punto nodale della sfida dello sviluppo turistico, l’intreccio tra il livello globale e quello locale, definendo da un lato elementi di piena integrazione con i nostri partner europei e dall’altro conferendo ulteriori risorse alle autonomie regionali e attribuendo all’iniziativa dei localismi turistici un ruolo trainante sia per il consolida- mento dell’offerta nazionale, che per il suo sviluppo nelle aree ancora svantaggiate, ma così ricche di risorse di potenziale attrazione.

 

On. Nicola Bono oggi Sottosegretario di Stato del Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Per l’on. Nicola Bono “l’unico elemento innovativo recepito dalla Legge Quadro sul turismo è quello dei sistemi turistici locali”. Rimangono irrisolte infatti, tre questioni fondamentali per il settore: “quella dei costi, che impedisce la competitività delle aziende a causa dell’eccesso dei carichi tributari e contributivi e la diseconomia del sistema; quella dei livelli istituzionali di governo del settore, con una confusione tra competenze nazionale e regionali e senza assegnare ruoli precisi a livello di provincia e comune cioè ai soggetti veri dello sviluppo del territorio ai fini della fruizione turistica; quella della promozione, che deve essere attuata con una visione sistemica partendo dall’Enit, che pure ha conseguito alcuni risultati negli ultimi anni, e nella quale devono svolgere un ruolo fondamentale le Regioni”.

Bono ha anche denunciato la mancanza di sensibilità verso i 50 milioni di oriundi italiani che risiedono all’estero e che costituiscono un “segmento” del tutto originale, in grado di dare vita a un imponente “turismo di ritorno” soprattutto verso il Mezzogiorno.

“Cosa si è fatto e cosa si fa, si è chiesto, per fare “tornare” questa utenza in Italia? Nulla, se non quanto ha fatto meritoriamente l’Associazione Internazionale Magna Grecia in questi anni, coinvolgendo Regioni, Province e Comuni, che però continuano ancora a non capire pienamente le problematiche e realizzano spesso iniziative estemporanee.

L’on. Bono ha sostenuto che i sistemi turistici locali previsti dalla nuova legge sono perfettamente compatibili con il Progetto Ritorno. “Il sistema turistico locale, ha detto, è la risposta più intelligente alla sfida della globalizzazione, alla quale risponde con la sfida della localizzazione, imperniata non sui bassi prezzi ma sull’esaltazione della specificità dei prodotti unici, irripetibili e non duplicabili per i quali l’Italia è imbattibile”.

 

On. Giusppe Galati oggi Sottosegretario di Stato del Ministero per le Attività Produttive

L’on. Giuseppe Galati ha affermato che “il turismo è per il Sud una grande opportunità non colta in questi anni”, rilevando che il flusso turistico diretto verso il Sud ipotizzato dal Convegno organizzato dall’Associazione Internazionale Magna Grecia è importantissimo, in quanto coinvolge alcune delle aree più sviluppate del pianeta quali gli USA, il Canada e l’Australia.

Galati ha evidenziato che il turismo di ritorno rappresenta un target verso il quale sia i governi regionali che quello nazionale devono incentrare la propria azione. Il flusso turistico di ritorno può riguardare gli anziani, legato al clima e alle terme, la cultura, l’archeologia e i beni artistici, gli scambi universitari e l’agriturismo, ma può anche apportare investimenti nei settori produttivi. Dopo aver constatato che lo slogan lanciato cinque anni fa da Prodi “Mezzogiorno Florida d’Europa” è rimasto un sogno, che può però essere raggiunto, Galati ha rilevato che la Calabria ha inserito nel bilancio un capitolo specifico sul turismo di ritorno che diventerà strategico.

 

Sen. Salvatore Lauro

Il sen. Salvatore Lauro “imprenditore prestato alla politica” ha affermato di essere stato obbligato a trasferire la sede della sua impresa prima in Inghilterra, poi a Malta e infine a Montecarlo, per potere continuare ad essere competitivo come armatore nei confronti dei suoi concorrenti, a dimostrazione della dicotomia esistente tra Paese reale e Paese virtuale, tra ciò che si dice in Parlamento e la realtà esterna. “Occorre dunque fare le cose seriamente, perchè l’Italia può vivere di turismo” ha affermato Lauro.

Fra l’altro ha osservato che la legge quadro non contempla i porti turistici e la nautica da diporto, che in Inghilterra e Francia godono di un abbattimento dell’Iva del 18% per cui si comperano barche là e non in Italia. Dopo aver rilevato che l’Italia è stata superata nel 2000 dalla Spagna “non perché questo sia un paese con imprenditori più capaci o bellezze superiori a quelle italiane ma perché funziona meglio avendo leggi che non bloccano l’attività d’impresa”.

Ha concluso con “l’impegno a far sì che in futuro gli imprenditori, sia italiani che stranieri, investano di più nel Mezzogiorno, che da area depressa si trasformerà in area di sviluppo, l’unica in Italia ad avere questa possibilità in futuro”.

 

On. Mario Tassone oggi Vice Ministro del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

L’on. Mario Tassone, giudica un grave errore “immaginare che il turismo sia ancora un comparto meno importante”. Non è sufficiente razionalizzare alcuni flussi d’interventi ma si deve inserire il turismo m’ un contesto complessivo di politiche di sviluppo del paese in accordo anche con l’Europa”. Tassone ha avvertito un grave deficit nell’utilizzo delle risorse finanziarie previste dall’Agenda 2000, dovuto all’assenza di una visione generale avanzata del turismo, con il rischio di riprodurre una cultura assistenziale.

L’Associazione Magna Grecia ha proposto un flusso turistico fuori stagione, un turismo legato alla cultura, ma “ciò investe anche le politiche ambientali, la qualità della vita, i trasporti, quindi il turismo deve essere visto in termini ampi, con una diversa presa di coscienza”. Il prossimo Parlamento, ha concluso l’on. Tassone dovrà discutere seriamente di industria turistica che non è solo un rapporto tra imprenditori e assessorati regionali ma deve essere qualcosa di diverso, con una visione complessiva, con un forte richiamo ai beni culturali e un coordinamento, momento più esaltante di un impegno, soprattutto, di una politica di governo.

 

Giorgio Cuminatto Direttore Progetto Ritorno

Nel suo intervento il direttore del Progetto Ritorno Giorgio Cuminatto ha voluto evidenziare in modo speciale come il Progetto sia diretto non solo verso gli oriundi d’origine italiana residenti soprattutto nei Paesi d’oltre oceano, ma anche verso tutti coloro che si riconoscono nei valori della civiltà occidentale, affinche’ siano stimolati a ritornare a visitare l’area territoriale che ha dato le basi culturali alla civiltà occidentale, la Magna Grecia appunto, e recuperare così le loro radici culturali più profonde. Pertanto il Progetto Ritorno potrà essere proposto anche alle decine di milioni di abitanti degli Stati Uniti, Canada, Venezuela, Argentina, Brasile, Australia d’origine inglese, irlandese, francese, tedesca, spagnola, portoghese e così via Per gli oriundi italiani, a questo messaggio relativo al recupero delle proprie radici culturali se ne aggiungerà un altro, ancora più pregnante, quello riferito anche al recupero delle proprie radici familiari.

 

Amedeo Ottaviani Presidente dell’ENIT

Devo dire che oggi il Sud è una grande realtà turistica. Ed aggiungo, anche, se la confrontiamo con altre realtà mediterranee.

C’è stato infatti un processo rilevante delle strutture turistiche negli ultimi dieci anni, l’economia turistica è cresciuta, l’occupazione si è ampliata e dunque nella formazione del prodotto interno delle regioni l’impresa turistica ha rafforzato il suo ruolo. Con particolare compiacimento aggiungo che questa evoluzione turistica meridionale è stata una grande freccia a nostra disposizione per migliorare i risultati di tutto il Paese nel settore turistico e per rafforzare immagine e competitività del sistema turistico nazionale.

Siamo ormai ai consuntivi del 2000 in tutti i campi e tutti i principali indicatori ci dicono che il 2000 è stato di conferma di un grande ciclo di sviluppo dell’incoming.

Se l’ISTAT ha calcolato un aumento del 8,3% delle presenze estere nelle strutture ricettive, dal canto suo l’Ufficio Italiano Cambi ha calcolato in 55.000 miliardi gli incassi valutari fino a novembre e noi pensiamo che per l’intero anno supereremo i 58.000 miliardi, con un aumento intorno al 12%.

L’ Italia ha dunque consolidato la sua quota di mercato. E di ciò va dato merito alle regioni del Sud che hanno registrato un incremento delle presenze del 93% un tasso molto elevato. Emerge con chiarezza la grande attrazione culturale del nostro Sud. Il turismo culturale, storico e artistico rappresenta il 18,6% del flusso generale contro una media nazionale del 15,2%.

Vorrei sottolineare che prevale il turismo balneare con il 33% delle presenze, contro una media nazionale del 19,7%, ma io sono convinto che anche chi sceglie il mare sa bene che il territorio offre straordinarie valenze culturali che arricchiscono le vacanze e il tempo libero rendendoli particolarmente stimolanti.

Dunque, il progetto di valorizzare il turismo culturale deve essere considerato prioritario. Così come lo considera l’ENIT che lo ha posto al centro delle sue strategie.

A tale scopo, abbiamo creato un’aggregazione di città, regioni, imprese, consorzi che operano in questo campo, che predispongono le condizioni di base per attrarre il turismo culturale e per gestirlo sul territorio.

Ad essi l’ENIT offre una grande alleanza intorno a progetti di promozione specifici che noi realizziamo in ben 30 paesi del mondo in modo sistematico, attraverso un utilizzo di tutte le leve della promozione che prevedono moderni sistemi di comunicazione e di marketing.

Quest’anno cureremo due grandi appuntamenti nazionali dei nostri operatori e delle nostre città d’arte con gli operatori internazionali. Mi riferisco ad Art Cities Exchange, la grande borsa del turismo che si svolgerà a Roma e la borsa delle città d’arte di Ferrara. Sono due eventi fondamentali per presentare l’offerta culturale del nostro Sud.

Ma avremo anche un impegno straordinario che è l’Anno dell’Italia in Giappone dove cureremo la promozione del- l’immagine turistica del Paese in varie occasioni.

Ognuna di queste grandi iniziative vede affiancati l’ENIT e le regioni del Sud e questa conferma la nostra alleanza generale con il Mezzogiorno per esaltare le sue potenzialità. Non posso non apprezzare perciò i progetti che siano finalizzati alla valorizzazione delle regioni meridionali sul mercato mondiale. E in questa prospettiva vedo con favore anche il progetto del turismo dei nostri connazionali sparsi nel mondo; sono grandi veicoli di italianità e di immagine, ma anche figli di una terra in cui ambiscono di ritornare e – nel caso delle nuove generazioni, di scoprire per la prima volta.

Non vogliamo adagiarci sugli allori. Non ne avremmo nemmeno il tempo poiché la nostra è un’attività dinamica che ti obbliga a guardare sempre avanti. E avanti vediamo un Sud sempre più importante nel suo ruolo di nuova frontiera turististica nazionale ma vediamo anche tante cose non ancora fatte. Ne scelgo due.

La prima è un grande progetto di valorizzazione di tutte le risorse turistiche poichè non basta offrire mare e itinerari culturali ma dobbiamo ottimizzare i risultati dell’economia turistica ed aprire nuovi spazi nel turismo, valorizzando ogni risorsa disponibile.

Il secondo obiettivo è integrare il Sud nell’Europa ed in particolare nel sistema delle comunicazioni e dei trasporti.

Mi auguro perciò che la nuova legislatura sia la legislatura del turismo. Abbiamo una nuova legge quadro che è uno strumento per aggiornare la nostra organizzazione turistica. Ma il grande problema aperto sono le grandi strozzature nelle grandi vie di accesso al Sud e di circolazione aeroportuale, ferroviaria, autostradale, marittima. Veri e propri nodi critici dell’intero sistema turistico nazionale.

Questa è la grande sfida da affrontare. Avremo un Sud maturo quando sarà finalmente integrato pienamente nel mercato mondiale del turismo.

 

Luciano Bazzoli Vice Presidente Federalberghi

300.000 imprese, 2.000.000 milioni di addetti, 140.000 miliardi di fatturato annuo, 23.000 miliardi di saldo valuta- rio attivo: sono questi dati, pubblicati nel documento “Le stagioni dello sviluppo” prodotto dalla Federalberghi, che pongono il settore turistico allo stesso livello di importanza dell’industria, del commercio, dell’agricoltura per il saldo economico nazionale, tenuto conto, peraltro, che negli ultimi anni il turismo ha garantito la crescita economica e l’occupazione, creando più lavoro di qualunque altro settore.

La competizione globale nel turismo è la capacità del sistema paese di tradurre le risorse a disposizione in un offerta imprenditoriale appetibile e concorrenziale avendo cura, al contempo, di tutelarle e valorizzarle.

È compito precipuo della promozione pubblica creare un immagine coerente e articolata del turismo italiano per incentivare la capacità di offerta, in particolare per le risorse del Mezzogiorno che è la parte debole del sistema.

La destagionalizzazione del turismo nel Meridione provocherebbe uno sviluppo importante dell’attività in quell’area, ma è necessario sottolineare che, pur in un momento di crescita del comparto turistico, però non facilmente ripetibile in futuro e che comunque ci vede superati dalla Spagna, è opportuno porsi l’obiettivo di correggere i fattori negativi dello sviluppo: i trasporti, la carenza di mano d’opera qualificata, il carico fiscale, gli oneri sociali e, per finire, il costo del denaro.

 

On. Giuseppe Gargani Presidente della Commissione Cultura del Parlamento Europeo

L’Europa appoggerà il Progetto Ritorno perché è un progetto strategico

A conclusione del convegno il presidente della Commissione Cultura del Parlamento Europeo, Giuseppe Gargani, riferendosi agli scopi e alla funzione dell’Associazione illustrati dal suo presidente Nino Foti in apertura del Convegno, ha giudicato encomiabile il Progetto Ritorno “perchè indica non una rivendicazione ma una strategia nella quale inserire e fare valere un patrimonio culturale che nessun altro al mondo ha”.

Riferendosi all’Europa e all’Agenda 2000 ha poi affermato che “se è vero che il grande escluso del turismo italiano è il Mezzogiorno, è altresì vero che dopo 50 anni il “problema rivendicazione” per il Mezzogiorno come tale non esiste più, è superato dalla storia e risolto dai governi dei primi 50 anni.

Il Mezzogiorno era un’area depressa che doveva rivendicare, aveva bisogno di statalismo e assistenzialismo, per avere la possibilità di camminare e svilupparsi. Oggi o l’organismo marcia e si sviluppa come tale oppure non ha possibilità di sviluppo in un contesto europeo”.

Gargani ha poi osservato che “in Europa non ci siamo perché non siamo protagonisti di progetti e non utilizziamo i finanziamenti e ciò costituisce una condanna della politica nel suo complesso, sia nazionale che locale, mentre la Spagna utilizza tutti i finanziamenti disponibili perché presenta progetti, lottando contro l’euroburocrazia ma essendo protagonista di buoni progetti e di interventi continui”.

Gargani ha poi ricordato che la cultura non è un concetto astratto perché l’Europa nell’Agenda 2000 ha previsto finanziamenti per 29 miliardi di euro, 22 in più rispetto al periodo precedente e la cultura connessa al turismo rientra in questa strategia. “Non dobbiamo ignorare che nel 1999 l’Europa ha avuto una svolta e comincia ad essere una realtà, con un parlamento che funziona e con una dialettica con la Commissione, e nel 2002 la moneta unica unificherà fortemente l’Europa, quindi ogni progetto se non ha una dimensione europea, un riferimento europeo, non può essere reale, non può determinare sviluppo.

Il Mezzogiomo possiede le infrastrutture basiche, presupposto per lo sviluppo e deve partecipare alla marcia con progetti validi, di fronte alla concorrenza che esiste in Europa perchè altrimenti non risolveremo nessun problema, anche se ci fosse un grande assistenzialismo.

L’Associazione Internazionale Magna Grecia — sottolineo internazionale — attua un grande ed encomiabile sforzo per inserire questa problematica in una dimensione strategica e di progetto, ed il Progetto Ritorno si inserisce correttamente nell’Agenda 2000, per la sua capacità vera di porsi strategicamente, con un forte richiamo internazionale e non chiedendo un contributo come certi sindaci per la festa patronale e quindi merita il sostegno dei nostri europarlamentari e dello stesso Prodi”.

Gargani ha concluso “plaudendo fortemente sul piano per- sonale all’iniziativa e soprattutto ai progetti che l’Associa- zione elabora, non nello spirito della nostalgia o della gran- de storia cui partecipiamo: in Europa tutti sanno che il patrimonio artistico si trova in Italia e quando si delinea un’iniziativa nel campo della cultura e dell’arte il pensiero di tutti corre immediatamente all’Italia. Il problema è essere presenti con iniziative concrete e l’Associazione ha tutte le carte in regola per potere fare questo salto in avanti superando l’idea vecchia di un Mezzogiorno che rivendica ma che invece vuole essere protagonista e che propone progetti validi”.

 


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