Futuri del Mezzogiorno

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La complessità del mondo contemporaneo e il corrispondente aumento dei livelli di incertezza richiedono nuovi strumenti strategici. E questo vale tanto più per le realtà che partono con svantaggi rispetto alle aree più evolute in Europa e in Italia. Gli Studi di Futuro e la teoria dell’Anticipazione sono attualmente le frontiere più avanzate sia per l’analisi dei cambiamenti in corso sia per lo sviluppo della capacità di orientarsi in un panorama turbolento e sempre meno decifrabile.

Due aspetti sono immediatamente rilevanti: l’individuazione dei principali megatrend e l’analisi degli assi di incertezza che ne derivano. I megatrend tendono ad essere processi particolarmente robusti che è difficile interrompere o deflettere e che fanno vedere la direzione verso cui stanno andando. Altri cambiamenti sono molto meno facili da inquadrare perché possono dare vita a esiti del tutto diversi e vanno studiati con strumenti adeguati.

In tale quadro, soprattutto se riferito allo spazio di vita che viene definito come Mezzogiorno d’Italia, vi è la fortissima necessità di passare da un’ottica reattiva – che nel caso migliore risponde in tempo reale all’emersione di una nuova sfida – a un’ottica anticipante che include sistematicamente nei propri modelli l’insorgere di novità, sorprese e cambiamenti di attitudine. Servono sia nuovi strumenti di analisi sia la predisposizione di dedicated dashboard di supporto allo sviluppo di strategia e alle decisioni, quella che in breve potremmo chiamare anticipatory intelligence.

Si tratta di vedere in anticipo i “futuri possibili”, in modo da prepararsi. In una situazione caratterizzata da elevati livelli di incertezza, lavorare con una unica idea di futuro è strutturalmente pericoloso.

Il presente progetto fa leva su questi principi e attraverso i metodi dell’Anticipazione, in particolare gli indici di orientamento al futuro e gli esercizi di futuro con il loro rigore dalla fase di impostazione a quella di documentazione, dalla visualizzazione dei futuri alle azioni (= decisioni) da prendere nel presente, consentirà di proporre e ridisegnare nuove politiche condivise per il Rinascimento del Sud.

È indispensabile indagare i diversi modi in cui le situazioni possono dispiegarsi, compresi quelli che sembrano incredibili, implausibili o persino impossibili. La realtà è spesso molto più sorprendente di quanto i nostri modelli mentali non dicano. Se non vogliamo farci travolgere da un passato ingombrante con il suo peso di resistenze e immobilità ma anche dalle sorprese inaspettate, dobbiamo ampliare la capacità di riconoscere in anticipo le possibili svolte e quindi intercettare le opportunità, gli attori e le generazioni che dovranno essere capaci di preparare e gestire i cambiamenti in un mondo, in un’Italia che sarà presto molto differente da come la viviamo oggi.

 

QUALE RETAGGIO DELLA MAGNA GRECIA ATTUALIZZARE?

Le epoche e i periodi storici hanno rapporti molto diversi con i loro passati e i loro futuri. Mentre per il medioevo la cultura greca era muta, afona, per il rinascimento la cultura greca era viva, piena di suggestioni. Per ogni situazione reale, il passato non è solo ‘passato’. Ci sono passati che riescono a parlare, a dare idee e ci sono passati muti che non riescono a dire nulla. Lo stesso vale per il futuro. Per la borghesia nascente il futuro sono le “sorti magnifiche e progressive” – una attitudine fondamentalmente positiva secondo cui i problemi che si presenteranno saranno affrontati e risolti da scienza e tecnologia, da impegno e organizzazione.

L’esempio del rapporto fra rinascimento e cultura greca mostra che il passato diventa vivo se lo sappiamo interrogare ponendo le giuste domande. Similmente, l’esempio della borghesia nascente mostra che il futuro risponde ai nostri interrogativi se sappiamo porre le giuste domande. Le società contemporanee sembrano aver perso entrambe le capacità e non sanno più interrogare né il passato né il futuro. Non c’è da sorprendersi se molti – soprattutto fra i giovani, ma non solo loro – si sentono disorientati. Senza radici e senza progetti ci si trova ingabbiati nel presente, spesso in un presente insensato.

Una questione più sottile, tuttavia, è in gioco. Oltre alla capacità di porre le giuste domande, la domanda da sollevare è se il futuro incorporato nel passato è ancora attivo e stia tuttora spingendo verso nuovi sviluppi; in questo caso il passato è vivo, aperto e capace di generare nuovi sviluppi. Quando invece il futuro incorporato nel passato ha perso la sua capacità propulsiva, quando si è esaurito, il passato si chiude e diventa silenzioso. La capacità di sollevare le domande giuste richiede a suo fondamento la ricognizione della vitalità del passato. Le domande che si pongono richiedono risposte, ovvero un passato ancora in grado di fornire motivazioni e suggerire percorsi di azione.

Fondazione Magna Grecia