Caijing Magazine intervista il Presidente FMG Nino Foti

Caijing Magazine intervista il Presidente FMG Nino Foti

L’intervista pubblicata on line

Come è stato trovato il primo caso del coronavirus in Lombardia? La gravità del virus è stata riconosciuta in quel momento?

Va premesso che i primi due casi accertati in Italia risalgono ai due turisti cinesi che sono stati poi ricoverati in isolamento all’ospedale Spallanzani di Roma e poi dimessi completamente guariti, dopo un trattamento in terapia intensiva. A seguito di questo evento, l’Italia decise di chiudere il traffico aereo da e per la Cina. Il 22 febbraio si è registrato il primo contagio in Italia legati al Covid19. Un 38enne italiano residente a Codogno, in Lombardia, è risultato positivo al test del coronavirus e ricoverato in terapia intensiva. (anche questa persona è stata poi dimessa pochi giorni fa, completamente guarita). L’uomo sarebbe stato a cena con un amico rientrato dalla Cina verso la fine di gennaio, cena che ha avuto luogo in un locale di Milano. La gravità del virus è stata ampiamente riconosciuta dalle autorità italiane, anche a causa delle vicende cinesi che dimostravano ampiamente come non si trattasse di una semplice influenza.

Il primo caso è stato segnalato in modo tempestivo? Come funziona il sistema di segnalazione delle malattie infettive in Italia?

Grazie al Sistema Nazionale di allerta per la segnalazione delle malattie infettive, il primo caso è stato subito messo a conoscenza del governo italiano. Il Cdm nella serata tra il 22 e il 23 febbraio vara un decreto per contrastare la trasmissione del Coronavirus, inasprendo ulteriormente le misure con la decisione del “lockdown” totale, avvenuta il 4 marzo.
L’Italia ha creato sin dal 2003, ai tempi dell’influenza aviaria, e su spinta dell’OMS, un piano nazionale di preparazione e risposta ad una pandemia influenzale che vede lavorare insieme il Ministero della Salute, le Regioni, il Ministero degli Affari Esteri. Le attività operative sul campo, per attuare quanto disposto dalle autorità centrali, sono poi attuate dal Dipartimento per la Protezione Civile.

Il numero di casi di Coronavirus in Lombardia è in rapida crescita. Qual è la ragione principale?

La Lombardia è la regione italiana più colpita dalla crisi e costituisce oltre la metà del bilancio delle vittime totale del Paese. L’Italia non ha mai sottovalutato i chiari segnali di pericolo emersi con Covid-19. Un’iniziale mancanza di conoscenza, dovremmo dire, non un difetto né una mancanza di esperienza, e l’improvvisa esplosione di casi positivi sono stati senza dubbio motivi importanti per gli operatori
sanitari che non sono stati in grado di riconoscere immediatamente la sintomatologia prodotta da Covid-19. Le manifestazioni cliniche dei ricoverati sono state inizialmente riconosciute come influenzali: il coronavirus in Italia non era mai stato segnalato prima del caso dei due turisti cinesi ricoverati all’ospedale Spallanzani. L’Italia ha vissuto la stessa situazione della Cina: si è trovata di fronte a un tipo di virus sconosciuto. Tuttavia, l’Italia ha reagito rapidamente e ha condiviso istantaneamente i dati di contagio, attraverso uno screening approfondito e capillare dei nuovi casi di Coronavirus. Per questo motivo, il numero di contagi è emerso in modo significativo a differenza di altri paesi dell’UE che hanno effettuato i tamponi orofaringei in modo molto selettivo. Ad ogni modo non è possibile escludere altre realtà concomitanti. Ad esempio, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, in un’intervista del 25 marzo, ha riconosciuto come la prima tappa del turno di Champions League tra Atalanta e Valencia del 19 febbraio, possa essere considerata la “partita zero”, che ha lasciato il posto alla rapida diffusione del Coronavirus, sia in Italia che in Spagna. Nessuno aveva cognizione che il virus stesse già circolando in Italia a quel tempo. Molte persone hanno guardato quella partita con conseguenti contatti quella notte in cui il virus avrebbe potuto essere trasmesso dall’uno all’altro. Quello che è certo è che dopo la partita, si sono riscontrati casi positivi del 35% tra i membri del club iberico. Inoltre, dobbiamo considerare che la città di Milano è un importante polo centrale per molti imprenditori cinesi che vi abitano stabilmente come in molte regioni settentrionali italiane, da anni. Inoltre, le festività natalizie italiane e il successivo capodanno cinese hanno contato un movimento di circa 3 milioni di cinesi, la maggior parte dei quali provenienti da Wuhan, tra i due Paesi.

Quali medicinali sono attualmente usati per i trattamenti e quanto sono efficaci? Perché il tasso di mortalità da COVID-19 è così alto in Italia?

Certamente non sono la persona qualificata a rispondere su vaccini e terapie. L’Italia non è la Lombardia, ed è significativa la differenza in termini di contagi fra Nord, Centro e Sud d’Italia. Dobbiamo considerare la densità demografica del territorio in questione, la diversa composizione sociale per cui molti anziani vivono in casa con le famiglie dei figli e nipoti, e proprio questi anziani sono i primi ad ammalarsi e/o farsi portatori di contagio.

Quali misure preventive e di controllo sono state adottate in Lombardia e quanto sono efficaci? Secondo lei quali problemi devono essere risolti urgentemente?

Come già detto, il 4 marzo è stato dichiarato l’inizio del “lockdown”, attuato contro il parere, a volte derisorio, di altri Paesi europei e non (Francia, USA, UK), quando i numeri ci hanno dato ampia ragione. Circa quali questioni vadano risolte urgentemente, sicuramente la tenuta del sistema economico, o piuttosto la limitazione degli inevitabili danni, e la solidarietà internazionale e il supporto dell’Unione Europea sono da considerarsi priorità assolute.

C’è una carenza di forniture mediche in Lombardia? Il numero di pazienti ha superato la capacità dell’ospedale?

C’è stato un attimo tremendo di grande rischio del sistema sanitario, pur essendo uno dei migliori del mondo, dovuto al tasso velocissimo di nuovi contagiati eccedenti le capacità ospedaliere. Ora il picco è stato raggiunto, la messa in campo di nuove risorse non solo da parte del Governo ma anche della comunità internazionale, con un grazie alla cooperazione cinese, unitamente dal diminuito numero di contagi sta facendo lentamente uscire la Lombardia dall’emergenza.

Quale assistenza fornisce la comunità internazionale per l’Italia e la Lombardia?

Indubbiamente, ciò che conta ora è assicurarsi che tutti possano contare sull’aiuto di tutti. Questa è la vera solidarietà internazionale. Sappiamo che la Cina sta fornendo assistenza medica importante in termini di capitale umano e forniture mediche come maschere, tute protettive, kit di test diagnostici rapidi, ventilatori, disinfettanti, all’ Italia e al mondo, in un momento in cui la domanda supera l’offerta enormemente. La Germania ha trasportato diverse decine di pazienti italiani e francesi negli ospedali tedeschi in emergenza. L’Albania ha inviato 30 medici e infermieri in Italia in cui si trova un’importante comunità albanese, che conta circa 400.000 albanesi residenti nel nostro Paese. Il governo russo ha inviato in Italia nove aeromobili e oltre 100 esperti, oltre a medici forniture medico-sanitarie. La Repubblica Ceca ha inviato alcune migliaia di tute protettive. La Polonia ha inviato dodici medici.

Cosa pensano i cittadini lombardi di questa emergenza di salute pubblica? C’è un panico sociale?

La situazione è ovviamente motivo di una preoccupazione importante ma non ha generato il panico sociale. L’educazione alla salute pubblica deve basarsi su prove scientifiche per ridurre l’ansia e il disagio causati dalla disinformazione. In particolare, i risultati epidemiologici devono essere segnalati in modo tempestivo e obiettivo in modo da poter essere accuratamente valutati e interpretati. E questo è stato il caso dell’Italia e del duro lavoro della comunità scientifica. Di conseguenza, in Lombardia, come nel resto d’Italia, le persone hanno reagito con un comportamento modello, evitando saccheggi, continuando a lavorare in produzioni essenziali e, soprattutto, osservando al 95% le disposizioni di lockdown estesa dalle Autorità fino ai primi di maggio. Una grande lezione e un consiglio per le altre democrazie mondiali.

L’epidemia ha raggiunto il suo apice in Lombardia? Quando potrebbe finire? Dopo che sarà finita dovremmo preoccuparci di un nuovo focolaio dovuto alla reintroduzione di epidemie in America Latina e Africa?

Gli studi recenti dell’Istituto Superiore di Sanità indicano il raggiungimento del picco in Lombardia in questi giorni, e la metà di maggio il periodo in cui l’emergenza potrà dichiararsi entrata in fase 2. Dovremo tenere la guardia alta, perché il rischio dell’esistenza di nuovi focolai, anche di ritorno, in Italia sarà alto, ed anche sicuramente per il rischio di contagio da parte di altri Paesi non solo latinoamericani o africani, ma anche europei, in particolar modo di quelli che sono in “ritardo” nel momento di picco di circa 1 mese rispetto all’Italia.

Come valuta le misure e l’efficacia di prevenzione e controllo della Cina?

Le misure di controllo e prevenzione in Cina hanno indubbiamente ispirato il modello italiano, quindi ripreso da tutti gli altri paesi.
È noto che la Cina ha introdotto misure di gestione per una malattia infettiva di classe 1 (considerata la categoria di infezione più pericolosa) e nella maggior parte delle aree del Paese ha adottato misure di risposta di primo livello in materia di sanità pubblica.
L’unico inconveniente forse è stato il ritardo nella comunicazione di dati e numeri reali al resto del mondo, nel tentativo di risolvere il problema “in casa”.

Quando sarà disponibile il vaccino? Cosa ne pensi della fonte del virus?

Ancora, non sono un esperto. Dai giornali si apprende una duplice soluzione: una farmacologica, presumibilmente disponibile per curare i malati entro l’estate di quest’anno, ed una preventiva, ovvero il vaccino, che dovrebbe essere prodotto a mesi ma il cui inserimento sul mercato richiederà tempi lunghi, almeno 1 anno. Notevole in questo senso la corsa dei vari Paesi, sia per motivi umanitari sia per i grandi interessi economici in gioco. Circa l’origine del virus, è ampiamente provata l’infondatezza della produzione in laboratorio, e la mutazione genetica di origine animale. Sin dall’inizio, le persone hanno speculato online sull’origine del Coronavirus. Si ritiene che il virus sia emerso anche da animali vivi commercializzati illegalmente in un mercato di Wuhan. Sebbene i pipistrelli siano stati nominati in una recente ricerca dalla Cina come una possibile fonte del virus, la zuppa di pipistrello – per quanto io ne sappia – non è particolarmente comune nella nazione. Ad ora, non conosciamo la fonte esatta dell’attuale focolaio della malattia di Coronavirus nel 2019. Allo stesso modo, non abbiamo prove che gli animali da compagnia, inclusi gli animali domestici, possano diffondere COVID-19, né prove che possano suggerire che animali importati o prodotti animali importati rappresentino un rischio per la diffusione virus in tutto il mondo.

Come nuovo virus, il coronavirus scomparirà come la SARS? Se diventa di vecchia data proprio come l’influenza, come dovremmo rispondere?

Sono dell’avviso che il virus diverrà un nostro compagno di viaggio, come è già avvenuto storicamente per altre tipologie virali. La risposta sarà soprattutto vaccinale e di immunità di gregge, ma il vero rischio consiste nella elevata capacità replicativa di questo virus o nella comparsa di un sottogruppo nuovo, sempre favorita dalle condizioni già menzionate e dagli insulti che l’uomo continua ad infliggere all’ambiente, sull’intero pianeta. D’altra parte, i ricercatori hanno notato come il ciclo di comparsa di nuovi virus mutageni sia sempre più frequente, e questo deve far sì che tutti i Paesi del mondo definiscano protocolli di allerta ed intervento meglio definiti, efficaci ed immediati.