«Con il talento e la cultura possiamo cambiare il Sud e il nostro futuro»

«Con il talento e la cultura possiamo cambiare il Sud e il nostro futuro»

Nino Foti, presidente della Fondazione Magna Grecia, traccia il bilancio dopo il successo del Meeting che nel 2020 si terrà in Calabria

di Alessandro Russo

Oltre 50 relatori nazionali e internazionali tra scienziati, giornalisti, magistrati, economisti, imprenditori, esponenti di primo piano della cultura, ambasciatori e ministri dell’area del Mediterraneo: “Sud e Futuri”, il meeting promosso e organizzato a Palermo dalla Fondazione Magna Grecia, ha riunito a Palermo alcune delle menti più brillanti per ragionare sui futuri possibili del Mezzogiorno e dei tanti Sud del mondo. «Ci auguravamo che l’evento avesse successo, ora posso dire che l’attenzione da parte dei media nazionali, la partecipazione di pubblico e il livello del confronto nei tavoli tematici sono andati oltre le nostre aspettative», esordisce Nino Foti, presidente della Fondazione Magna Grecia.

I problemi del Mezzogiorno restano però sempre lì, a ricordarci che ragionare non basta. La forbice tra aree sviluppate e aree ferme al palo continua ad allargarsi e le due Italie continuano a guardarsi da lontano.

Esattamente. Ma ragionare è essenziale per agire. A Palermo, per la prima volta, ci siamo confrontati sul futuro in modo diverso, abbiamo cercato strategie per invertire la rotta. Possiamo interrogarci per anni sulle disuguaglianze, sulle enormi differenze tra Nord e Sud, sull’abisso dei servizi offerti nelle aree diverse del paese in presenza di una pressione fiscale che, invece, è uguale per tutti. Ma non otterremo risultati se non ragioniamo in modo strategico su tutto ciò che può portarci a superare il gap nel medio e lungo periodo. Siamo partiti dal Primo Rapporto sui Futuri del Mezzogiorno, realizzato da professori dell’Università di Trento, cattedra Unesco sui sistemi anticipanti, per scoprire, ad esempio, che l’atavica diffidenza dei cittadini calabresi e siciliani nei confronti dello Stato si è trasformata in “rancore”. La scommessa è trasformare il risentimento in “sentimento”, in un’energia positiva che spinga i meridionali a costruire, non subire, il proprio futuro.

Nino Foti con il Procuratore nazionale antimafia Feederico Cafiero de Raho

La retorica neo-meridionalista viaggia sempre su una carrozza a due posti: nel primo si accomoda quello che eravamo un tempo e non siamo più per colpa altrui, nel secondo quello che potremmo essere se non fosse per gli altri che ce lo impediscono.

Nella nostra carrozza l’alibi delle colpe altrui non esiste, esiste solo una ricerca di verità cui verrò più avanti. Noi vogliamo riunire le energie di chi ha le risorse intellettuali e umane per cambiare e, soprattutto, ne ha la voglia. Negli ultimi decenni si è fatto riferimento al Sud, alle sue necessità, ai suoi problemi, alle sue emergenze sociali, tenendo conto quasi esclusivamente delle questioni economiche. Abbiamo dimenticato colpevolmente che la cultura è l’anima di una società. Siamo convinti che l’orizzonte del riscatto del Sud sia nel Sud stesso, nell’enorme patrimonio di cultura, tradizioni, capacità. In una parola: Civiltà. Il patrimonio della Magna Grecia.

Non teme che la “ninna nanna” delle grandi tradizioni sia diventata la colonna sonora di tutti gli alibi?

No, e le spiego perché. La Magna Grecia – il nostro Mezzogiorno – ha rappresentato l’America di allora, la terra promessa, il sogno non solo dei coloni in cerca di terra da coltivare, ma anche degli intellettuali, degli artisti e degli innovatori politici in cerca di paesi liberi, dove tentare esperimenti di vita sociale ed economica non attuabili nella Grecia tradizionale. In quell’area duemila e cinquecento anni fa vi fu un boom economico, politico e culturale che non si è mai più ripetuto. Per noi la Magna Grecia è un grande passato, ma è anche un affascinante futuro: è la Frontiera di nuove possibilità, è il New Deal in cui rimettere in campo i nostri talenti e i nostri valori.

Prima accennava alla necessità di cercare la “verità”, che in una visione laica non è mai assoluta.

Non ambisco a una verità assoluta, ma almeno a una verità storica. Abbiamo il diritto di sapere come mai il Mezzogiorno d’Italia versa tuttora in una condizione di mancato sviluppo e, in alcuni casi, di arretratezza. Perché, per esempio, “l’Alta velocità ferroviaria” nel Sud dopo Napoli non c’è, visto che l’ideazione e la costruzione è iniziata molti decenni fa e cioè quando la sostenibilità finanziaria del bilancio del Paese lo consentiva? Perché è molto più facile arrivare da Palermo a Roma, o a Milano, che da Palermo a Crotone? Perché tante risorse investite nelle infrastrutture, nell’agricoltura, nella ricerca, nel turismo, non hanno prodotto risultati? Quali sono i nomi e i ruoli di chi ha commesso gravi errori di valutazione, se non vere e proprie nefandezze, ai danni del Sud e dei meridionali? Con molte delle personalità presenti al meeting di Palermo stiamo valutando l’ipotesi di una mobilitazione per chiedere al Parlamento di istituire una Commissione d’inchiesta per individuare le “vere” responsabilità del mancato sviluppo del Mezzogiorno. Se vogliamo volare dobbiamo lasciare a terra un bel po’ di zavorra.

E cosa dice di quella scuola di pensiero che considera “zavorra” aree come la Calabria?

Ne siamo consapevoli, ma la risposta non è nel piagnisteo. La Calabria ha le energie e le risorse umane e culturali per recuperare il terreno perso. Pensiamo solo alle praterie che abbiamo davanti nei settori delle nuove tecnologie e dell’Intelligenza artificiale: il 5G abbatterà ulteriormente le distanze, conteranno sempre più il talento e la volontà. Il progresso può andare in una direzione o un’altra. Se gli esseri umani in futuro conteranno più delle loro emanazioni digitali dipenderà anche da come riusciremo a irrorare il progresso con i valori di cui siamo eredi.

Il Meeting diventerà un appuntamento annuale. L’edizione 2020 dove si terrà?

In questi giorni ho ricevuto una valanga di richieste da tante regioni, molte dai tanti intellettuali e dalle personalità che ci seguono in Calabria. Credo proprio che “Sud e Futuri” l’anno prossimo si terrà proprio in Calabria. E per me, oltre che un immenso piacere, è una grande responsabilità per l’amore profondo che mi lega alla mia terra.

articolo pubblicato il 9 ottobre sul Quotidiano del Sud